Completata la riqualificazione della sala Fetonte a palazzo Covoni a Firenze, sede del Consiglio regionale della Toscana, e delle decorazioni risalenti al ‘700 che raccontano la mitologica caduta di Fetonte. L’intervento rientra nel più ampio programma di restauro dei palazzi del Consiglio.
L’inaugurazione è stata l’occasione per fare il punto sullo stato degli interventi di conservazione e di valorizzazione. Come ricordato dalla presidente Stefania Saccardi, l’intervento “testimonia tutta la cura rivolta verso le nostre sedi, così importanti per la loro storia nel cuore di Firenze”. Insieme alla Sovrintendenza fiorentina, un ruolo di primo piano lo ha l’Istituto Spinelli di Firenze, che quest’anno celebra i 50 anni dalla sua fondazione. Realtà “che forma giovani restauratori, una vera e propria scuola di eccellenza, fiore all’occhiello toscano nell’ambito della formazione”. “Da pochi giorni abbiamo rinnovato l’accordo con l’Istituto, ed è per noi grande motivo di orgoglio proseguire questa collaborazione, avvalendoci dell’opera dei docenti e degli studenti – ha sottolineato – e soprattutto per fare del Consiglio regionale una casa per i giovani in formazione”.
Al taglio del nastro erano presenti tra gli altri l’assessore alla Cultura Cristina Manetti, il portavoce dell’Opposizione Alessandro Tomasi, la consigliera regionale Simona Querci, il segretario generale del Consiglio regionale Monica Piovi, il funzionario tecnico Annalisa Arrigo, addetta alla conservazione e manutenzione del patrimonio storico.
Nuova luce alla sala Fetonte
L’intervento ha mirato a ristabilire l’integrità dell’intonaco e a rendere finalmente leggibile l’opera. La sala, posta al primo piano di palazzo Covoni, in via Cavour, 4, è stata interamente decorata nel 1749 dal pittore Vincenzo Meucci (Firenze 1694-1766) e da pittori della scuola fiorentina, che prende il nome dalla rappresentazione della mitologia che decora la volta, la caduta di Fetonte.
La realizzazione delle decorazioni rientra nel percorso di trasformazione del palazzo avvenuto nella prima metà del ‘700, ad opera dell’architetto Luigi Orlandi, sotto la proprietà della famiglia nobile dei Capponi, a seguito dell’acquisizione del confinante palazzo Milanesi.
La volta è caratterizzata da arcate che poggiano su un portico dipinto. Dalle arcate si affacciano le Ore, figure mitologiche rappresentate con ali di farfalla che avevano il compito di preparare il cocchio del sole. Si alternano immagini di antichi templi, loggiati e statue classicheggianti, distribuiti su una pavimentazione a scacchiera.
Il mito di Fetonte
Fetonte era figlio del dio del Sole, Apollo, e della ninfa Climene. Per provare agli amici la celebra parentela chiese al padre di portarlo per un giorno sul carro del Sole. Apollo cercò di distoglierlo ma alla fine cedette. Una volta su, il giovane ebbe paura quando vide il vuoto sotto i suoi piedi: il carro allora impazzì e Zeus per salvare la Terra mandò una folgore su Fetonte, che morì e precipitò nel fiume Eridano, oggi Po.
Mentre i cavalli ritornavano da soli alla stalla, le Heliadi, sorelle di Fetonte, piangevano la sua morte e Zeus, impietosito dal loro dolore, le tramutò in pioppi e le loro lacrime divennero gocce d’ambra. Questi pioppi ancora oggi sono lungo le rive del Po.