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Come si crea un abito medievale? Il lavoro storico e artistico dietro i cortei e le rievocazioni

L’ispirazione arriva dal ciclo di affresci del Lorenzetti o dalle tuniche di San Francesco e di Santa Chiara, ma è il dettaglio e le lavorazioni a mano a fare la differenza. Per un vestito ci vogliono mesi, anche se si chiede aiuto all’intelligenza artificiale: il racconto della sarta Cinzia Gazzarri e l’esempio di Monteriggioni

La lunghezza della tunica, la trama del tessuto, l’orlo della manica, un’osservazione attenta e meticolosa per carpire ogni dettaglio degli abiti d’epoca; l’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti pare essere una fonte preziosa, oltre che miniera di dettagli insostituibile, per chi crea gli abiti dei cortei storici e delle rievocazioni medievali. Da questo capolavoro arriva l’ispirazione per riportare nel presente la moda di un tempo lontanissimo. Cinzia Gazzarri, da Volterra, ci ha passato mesi e mesi ad indagare ogni minimo particolare del ciclo di affreschi custodito nel Palazzo Pubblico di Siena. Lei è una delle sarte che realizza gli abiti per le feste medievali, come quella nel castello di Monteriggioni.

 Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti

Dimentichiamo la sartoria contemporanea, qui si usa il telaio e le bacche per colorare, se si vuole fare un lavoro serio. E ci vogliono decine e decine di ore di lavoro, oltre che mesi di ricerca storica e scientifica. Quando d’estate, i borghi della Toscana, si illuminano di fiaccole e si riempiono di personaggi come viandanti, popolani, mercanti, notai e nobili, uno degli indizi per capire se la festa è rievocazione o folclore è proprio l’abito. È il dettaglio che ci riporta nel secolo delle dame e dei cavalieri, delle streghe e delle magie.

Da Lorenzetti alla tunica di San Francesco: come si costruisce un abito 

La prima fase per creare un abito medievale è la fonte, attendibile e certificata. Ci vuole studio, pazienza e grande professionlità. Un processo lungo e addentrasi in queste tecniche è già un viaggio nel tempo.

Cinzia Gazzari crea con il telaio a mano nella sua bottega-laboratorio di Volterra “Trame di Storia”. Accanto alla sartoria artigianale più contemporanea c’è la sua passione, la rievocazione storica, che coltiva con il suo compagno, un archeologo. Ha iniziata più di trent’anni fa, quando da Volterra si spostò a Siena per studiare canto lirico, ma poi finì a lavorare in una sartoria accanto al Duomo e la sua vita cambiò. Quella che doveva essere un’occupazione temporanea divenne professione e, dopo un po’ di tempo, tornò nella sua città natale a cucire insieme passato e presente.

 

Cinzia Gazzarri

Per entrare nel mondo della sartoria medievale bisogna cambiare prospettiva, spiega Cinzia. “Ti affidi a manoscritti, iconografia, miniature, dipinti, quadri, tutto quello che trovi nei musei, reperti sempre rarissimi. Mai le fotografie di persone in abiti medievali”. “Il mio hobby , che poi si è agganciato al lavoro, è ricostruire e rivivere la storia attraverso gli oggetti e i vestiti, cercando di renderli più vicini a quello che poteva essere la realtà dell’epoca”.

L’altra fonte storica, una delle più affascinanti, sono gli affreschi dettagliati come quello di Ambrogio Lorenzetti realizzati tra il 1338 e il 1339. “È veramente dettagliato per cui si riesce anche a capire come sono tagliati gli abiti”. Si notano bene i tagli della manica, l’intensità dei colori, la caduta del tessuto e la sua consistenza”. Un’altra fonte di ispirazione sono le tuniche di San Francesco e di Santa Chiara: “Questi reperti sono abbastanza integri per cui si riesce anche a intuire il taglio. Poi, osservando l’iconografia, gli affreschi del periodo e le miniature riesci a risalire al vestito”.

Un supporto può arrivare dall’intelligenza artificiale. “Ti aiuta tanto – spiega Cinzia – ma il limite è che ovviamente dove non sa, inventa, quindi devi sempre verificare. Devi fare un processo di ricerca inverso: prima lo chiedi all’intelligenza artificiale, poi controlli. Comunque non è mai la fonte principale”.

Per un abito ci vogliono almeno 60 ore di lavoro

Per fare un abito, interamente a mano, ci vogliono almeno 60 ore di lavoro. Si parte dalla ricerca del tessuto. “All’epoca, nel XIII o XIV secolo, erano lana, lana mista, lino e seta. Il cotone c’era, ma non era considerata stoffa di pregio. La lana era il materiale che si riusciva a reperire più facilmente. Gli strati sociali alti cercavano prestigio nelle trame e nei colori, ovviamenti pigmenti naturali come quelli della pianta della robbia che costavano cari“.

Cinzia Gazzarri

Una volta trovata la lana, inizia la fase dell’orditura e della tessitura, tutto con telaio movimentato a mano o con i pedali. Poi si passa alla colorazione, ovviamenti oggi con la polvere pronta all’uso, come quella di robbia, con cui si fanno fare al tessuto dei bagni di colore a 70 gradi: dopo circa tre ore il panno assorbe il pigmento rivelando il tipico rosso caldo dei tessuti medievali. L’asciugature richiede molto tempo, per fissare le fibre, stabilizzare e uniformare la superfice. Si passa poi alla cardatura, che Cinzia spiega come se si “estraesse l’anima della lana”: creare, con strumenti appositi, una soffice peluria superficiale che copre l’intreccio della trama.

Arriva poi la parte in cui è richiesta precisione, mestiere ed esperienza: il taglio e la cucitura. Un lavoro lunghissimo, che ha anche costi elevati. “Il processo per intero adesso non me lo chiedono quasi mai, anche se è capitato”. “Per la festa medievale di Monteriggioni mi hanno comissionato circa 45 abiti, ad esempio. Molti da rievocazione, più lineari, alcuni da corteo storico più elaborati: per 5 abiti ci sono voluti mesi”.

Il potere aggregante delle rievocazioni 

La passione muove il lavoro degli artigiani della rievocazione, per far rivivere il passato e custodirlo.  “La rievocazione storica quando uno la vive dall’interno è un aggregante per le comunità”, commenta Cinzia Gazzari. Come a Volterra, “Qui c’è il gruppo degli sbandieratori che hanno anche la parte di corteo e a volte partecipo con loro. Nella festa medievale di metà agosto costruiremo anche una via dei mestieri”. “Il nostro scopo è far capire la differenza fra la storia e il folclore” e ciò che ci muove è la soddisfazione di vedere qualcosa che nasce dalle nostre mani, che secoli fa esisteva e rivive grazie a noi”.

Un lavoro di ricostruzione storica che non si esaurisce con le feste e gli eventi che animano i borghi, soprattutto in estate, ma che dura tutto l’anno in una costante ricerca a ritroso nel tempo, che si arricchisce costantemente e tiene unite e vive le comunità.

A Monteriggioni, famosa per la sua festa medievale, l’associazione Agresto lavora tutto l’anno, in giro per l’Italia, portando costumi e tradizioni della Toscana medievale. “La rievocazione è una ricerca filologica prima di tutto”, spiega Eraldo Ammannati, direttore artistico dell’associazione. Per la festa di metà luglio, il banchetto con i cibi medievali e la ricostruzione di un vero matrimonio sono appuntamenti ormai attesi e riconosciuti per la loro attendibilità. “Con noi lavorato circa 70 figuranti, tutti del posto. Abbiamo oltre 500 vestiti raccolti nella nostra attività decennale, alcuni fatti da sartorie artigianali locali o da professioniste che lavorano direttamente con noi, e altri creati dalla vecchia sartoria teatrale di Firenze”.

Un patrimonio artistico e storico intorno a cui le comunità si stringono e diventano presidio di valorizzazione e tutela. Tradizioni che si rinnovano, senza ammiccare ai turisti, senza scadere nel folclore, ma che diventano collante di interi borghi che intorno al passato trovano un antidoto per resistere alla velocità del presente.

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