Gli sguardi di dolore e sgomento dei monaci accanto al letto di morte di San Francesco, le zazzere folte dei frati più giovani, la profondità architettonica degli spazi, i panneggi delle vesti, questi e altri straordinari dettagli sono tornati pienamente visibili nella Cappella Bardi della Basilica di Santa Croce a Firenze.
Dopo quattro anni di intenso lavoro si è infatti concluso il restauro delle Storie di San Francesco di Giotto, che assume un significato particolare nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi.
Il lungo intervento di studio, ricerca e conservazione, promosso dall’Opera di Santa Croce è stato realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure e restituisce maggiore leggibilità a uno dei cicli fondamentali della maturità dell’artista e a un’opera destinata a segnare profondamente gli sviluppi della pittura del Trecento.
Il nuovo intervento permette soprattutto di comprendere meglio il complesso cantiere di Giotto. La Cappella Bardi è stata un vero laboratorio della pittura del Trecento, dove il linguaggio giottesco viene sviluppato e sperimentato da una squadra di artisti destinata a influenzare le generazioni successive.

Quattro anni di ricerca e studio per riscoprire Giotto
La conservazione delle pitture è stata accompagnata da un articolato lavoro di indagine scientifica e documentazione.
Sono state consolidate le parti più fragili, dalle fratture delle pareti alle zone a rischio di caduta dell’intonaco e della pellicola pittorica; sono stati contrastati i fenomeni di degrado, rimossi depositi e materiali alterati e sostituite numerose vecchie stuccature sintetiche con materiali più compatibili con gli intonaci originali.
Particolarmente complesso è stato il recupero della leggibilità dell’immagine. Oltre alle grandi lacune, il ciclo presentava circa cinquemila piccole mancanze e numerose abrasioni.
È nell’invenzione spaziale che il restauro ha restituito la sorpresa più grande.
Le scene sono unite da una monumentale architettura dipinta che si sovrappone idealmente a quella reale della cappella, trasformandola in una sorta di grande ciborio.
Gli episodi si svolgono all’interno di ambienti costruiti come grandi spazi aperti verso lo spettatore, dove architettura e figure entrano continuamente in relazione.
Per la prima volta tutti gli elementi utilizzati da Giotto per costruire questa complessa architettura sono stati oggetto di una mappatura digitale complessiva. Incisioni e linee tracciate sull’intonaco permettono così di seguire più da vicino la progettazione di uno spazio pittorico di straordinaria complessità e precisione.
Il termine del cantiere non rappresenta un punto di arrivo, ma una nuova partenza.
I dati raccolti durante i quattro anni di lavoro costituiranno una base per ulteriori studi sul ciclo e sulla cultura artistica europea del primo Trecento, oltre a fornire strumenti fondamentali per monitorare nel tempo lo stato di conservazione delle pitture e programmare eventuali futuri interventi.
