Montecristo, l’isola dell’arcipelago toscano è la protagonista del disco del musicista Loris Favero “Echi di Montecristo”.
Un posto che Favero ha conosciuto quando era bambino e che è diventato per lui un vero e proprio “luogo dell’anima”, capace di restare dentro di lui per anni dopo averlo lasciato, prima di trasformarsi in un progetto musicale.
Dodici brani strumentali nei quali il pianoforte, insieme all’orchestra, al coro e al violoncello, si fa voce della memoria e trasforma paesaggi, immagini e ricordi in musica.
Un album profondamente personale, nato da un’esperienza difficile nell’infanzia dell’artista e costruito come un racconto in dodici capitoli: il mare, la roccia, il vento e il silenzio dell’isola diventano materia sonora, mentre il paesaggio esterno si intreccia con quello più intimo e invisibile della memoria.
A partire dal singolo “Il tuo volto sul mare”, Favero affida alla musica anche il dialogo impossibile tra un bambino e il padre scomparso, fino ad arrivare al “tesoro” evocato nell’ultimo brano: non qualcosa da trovare, ma ciò che un luogo e un’esperienza possono lasciare dentro di noi e trasformare, con il tempo, in identità e musica.
“Negli anni ’70 ero un bambino di quattro anni, della campagna veneta- ci ha raccontato Loris Favero – io con la Toscana, con il mare, soprattutto, non c’entravo niente, non ci avevo mai messo piede. Purtroppo sono arrivato in quel contesto per una situazione non piacevole. Mia madre era incinta in otto mesi, un giorno perse la bimba che aveva in grembo, mio padre la sera andò a trovarla all’ospedale in moto e quando tornò a casa morì anche lui in un incidente. Non oso immaginare che cosa lei abbia passato o abbia provato in quel momento. Sta di fatto che ovviamente entrò in una crisi molto profonda. All’epoca una mia zia che abitava a Roma, era al servizio del dottor Luciano Mattoli, che era presidente dell’Oglasa, una società che gestiva anche Montecristo. Lui decise di ospitarci tutti e ci invitò sull’isola, così siamo finiti a Montecristo, dalla metà di maggio del 1970 fino alla fine di settembre.”
mi sono sempre portato dietro l’idea che mio padre fosse al di là del mare di Montecristo. Al di là di quello che vedevo da Cala Maestra
Quindi hai proprio vissuto sull’isola di Montecristo…
Sì ci ho vissuto in quei mesi, mi ricordo ancora la famiglia Galletti, i guardiani dell’isola. Poi c’erano un cuoco e un giardiniere che lavoravano, ovviamente la corrente elettrica era solo quella del generatore e i cibi erano quelli portati da pescatori o altri che arrivavano dall’Elba custoditi in una specie di grotta o ghiacciaia, non so nemmeno come chiamarla. Era veramente un’isola fuori dal mondo all’epoca.
Perché dopo tanti anni hai deciso di dedicare un disco a quest’isola?
Non ho mai interrotto il rapporto che avevo con l’isola, a volte mi chiedo ancora adesso come un bambino di quattro anni possa ricordare certe cose. Faccio un esempio, io di Montecristo ricordo soprattutto i profumi, certi luoghi, la luce, il calore. Se poi mi chiedono qualcosa degli anni dopo non mi ricordo assolutamente niente. Forse quel momento ha impresso in me una specie di, come dire, fusione tra quello che io sentivo e il paradiso in cui sono arrivato. Mi ricordo che quando siamo arrivati la prima volta a Cala Maestra per me era come essere su un altro pianeta, capisci? Tutto questo mare, questo profumo di rosmarino, è stata un’esperienza incredibile che mi sono portato dietro per sempre.
Mia madre all’epoca non aveva avuto il coraggio di dirmi che papà era morto, ero piccolo, mi aveva detto che mio papà era partito per un lungo viaggio, che era lontano. Mi sono sempre portato dietro l’idea che mio padre fosse al di là del mare di Montecristo. Al di là di quello che vedevo da Cala Maestra. Ancora adesso, dopo tanti anni, non riesco a guardare il mare e non pensare a Montecristo e pensare a mio padre come se lui fosse ancora di là di quell’orizzonte.
Sei mai tornato sull’isola?
L’anno scorso dopo tanti anni sono riuscito a andare a Montecristo in visita con i miei figli e mi sono sentito male, mi sono dovuto sdraiare, per me è un ricordo vivo dentro. Quando ero piccolo non c’era internet, non c’era il web in generale, qualche volta la RAI proponeva qualche trasmissione su Montecristo e mi ricordo che correvamo tutti davanti alla tv per vedere l’isola. Sono passati tanti anni ma io ho custodito la bellezza e il dolore contemporaneamente. Capisci cosa voglio dire? Montecristo è rimasta sempre dentro di me.

Quando una persona ha dei ricordi così vividi di quando era un bambino, questo denota una sensibilità particolare, infatti non a caso sei diventato un musicista
Sì, è così, ma è anche qualcosa che io non sono mai riuscito a spiegare. Non sono mai riuscito a far capire realmente l’emozione che provo quando penso a Montecristo. Quando parlo dell’isola tutti mi dicono “Ne parli come fosse casa tua” Ma non è casa mia, ci ho vissuto solo nei mesi di quell’estate del ’70, però non so perché ce l’ho stampato dentro.
Anni fa ho visitato Montecristo tramite le escursioni contingentate che organizza il Parco dell’Arcipelago. Cosa ne pensi del fatto che ora è un’oasi protetta, a pochissimi è permesso visitarla ogni anno…
Penso che sia assolutamente la cosa migliore che potesse capitare a un’isola come Montecristo. Sappiamo che ormai rimane poco, diciamo così, nel mondo stesso di intoccabile, è tutto sfruttato per motivi economici. Ho chiesto la possibilità di realizzare un video sull’isola. Credevo che accettassero data la tipologia del mio lavoro, non stavo facendo il tormentone estivo, raccontavo la storia di un bambino, di una vita, di Montecristo dell’epoca, di tante altre cose. Ma non mi hanno assolutamente permesso di poter fare un videoclip, non mi hanno permesso neanche di pubblicare le foto che avevo fatto e parlando ho capito quanto ci tengono al fatto che non sia sfruttato e da lì ho capito il loro intento. Quello che ho cercato di fare con questo disco è evitare tutto ciò che poteva essere falso e fatto solo per un introito economico o comunque a scopo di lucro. Qui ho avuto un grandissimo freno da parte delle istituzioni, ma l’ho apprezzato perché mi è stato spiegato il motivo. Lo ritengo giusto perché in un mondo come quello attuale si mangerebbero questa isola in un boccone. Per cui ben venga questa difficoltà, è così che si preserva la bellezza, non ci sono altri modi.
