Aldo Leonini ha 99 anni e qualche mese, una memoria di ferro e una vita che sembra un romanzo, o forse una delle sue poesie. Nato ad Asciano ma senese d’adozione, Aldo è una figura storica delle ferrovie locali: ex capotreno, scrittore, poeta e oggi persino attivo sui social. La sua è la storia di un’Italia che non c’è più, fatta di concorsi vinti con sacrifici, treni merci guidati senza cellulari e binari che uniscono generazioni.

L’avventura a Torino e il “battesimo” nella neve
La sua epopea sui binari inizia alla fine degli anni ’50, un salto nel vuoto che lo porta lontano dalla sua Toscana. “Il 30 novembre del 1959 partii da Asciano per Torino Porta Nuova, vincitore del concorso per conduttore in prova”, racconta Leonini. I primi tempi al Nord non furono facili, tra alloggi di fortuna e il freddo dell’inverno piemontese, superati solo grazie alla solidarietà di un amico conterraneo.
Il lavoro in ferrovia, a quei tempi, era duro e persino pericoloso. Aldo ricorda l’inverno del 1960, quando a causa di un’influenza fu mandato nei depositi come frenatore. Era il periodo della grande neve a Bardonecchia, teatro di aneddoti incredibili: “Un carissimo amico riuscì ad afferrarsi al corrimano dell’ultimo carro di un treno merci e salire sul respingente. Dovette fare la galleria del Frejus a cavallo del respingente. Giunto a Modane, poiché c’è differenza di energia elettrica, sarebbe stato pericoloso per lui scendere. Quando ce lo raccontava piangeva, si salvò per un pelo”.
Il ritorno a Siena e la responsabilità del capotreno
Nel luglio del 1961 arriva il tanto desiderato trasferimento a Siena, con la qualifica di capotreno, ruolo che ricoprirà fino al pensionamento nel 1984. Un’epoca in cui la tecnologia era ridotta all’essenziale e la responsabilità del personale era massima.
“A Siena c’era la dirigenza unica, il capotreno aveva molte responsabilità. In caso di interruzione telefonica, allora non c’erano i telefonini per comunicare, si doveva ugualmente mantenere la marcia del treno, si dovevano rispettare gli incroci e le precedenze. Si facevano forti ritardi e il personale di scorta ne subiva le conseguenze perché i viaggiatori avevano ragione di lamentarsi”.
Nonostante le difficoltà e le proteste per i treni in ritardo, Aldo ha sempre mantenuto una bussola morale incrollabile, ereditata dalla famiglia: “Con i viaggiatori sono stato sempre educato, bisogna essere in quel modo. Con i colleghi ho avuto sempre un rapporto bello, rispettoso verso gli altri e verso i superiori. I miei genitori mi avevano insegnato a non sentirmi mai superiore agli altri”*. Una dedizione, quella per la ferrovia, diventata un affare di famiglia: anche il figlio di Aldo ha infatti ripercorso le sue orme, lavorando come capotreno e in biglietteria a Siena fino al 2014.

Dalla zappa alla penna: la terza media e il successo sui social
La svolta nella vita di Aldo, però, è arrivata prima della ferrovia, nata dal bisogno di riscatto. Da giovane faceva il contadino, ma una grave tonsillite lo costrinse a letto per sei mesi, spingendolo a cambiare destino. “Non me la sentii più di fare il contadino. Allora decisi di prendermi la terza media da privatista per poter concorrere in ferrovia. Mi buttai sotto a studiare, feci il concorso da manovale a Firenze e da conduttore a Torino e le vinsi tutte e due”.
Da quel momento, lo studio e la scrittura non lo hanno più abbandonato. “La passione per la scrittura per me è stata qualcosa di spettacolare. Ho scritto tutta la mia lunga vita ferroviaria e militare, è tutto là in quei libri”.
Oggi Aldo ha una comunità di 450 amici su Facebook che lo segue quotidianamente. Con ironia e lucidità, confessa: “Ho 450 amici, ma chi li conosce? Io ho quasi 100 anni, passo la vita in questo modo”. Tra un post e l’altro, sta portando a termine un’opera monumentale: la storia di Siena in rima, dalla fondazione mitologica dei fratelli Aschio e Senio fino alla caduta della Repubblica nel 1555. Un manoscritto che conta già oltre 150 pagine.

I versi per la moglie scomparsa
Nelle sue stanze ci sono montagne di fogli, ma la poesia più importante è custodita nel cuore ed è dedicata alla moglie, scomparsa nel 2019, la cui foto lo accompagna ogni giorno: “La poesia più bella è ‘L’amore non ha età’, che vinse il primo premio a un concorso. E poi un’altra di 117 quartine dedicata alla mia donna che non c’è più. Queste per me sono nel cuore”.