Alle opere già esposte di Paolo Canevari e Marino Marini, il 16 settembre al Forte Belvedere si aggiungerà la mostra di Per Barclay “Oscuro Abbagliante”, le cui installazioni saranno arricchite da altre due sculture di Marino Marini, prestate dal Museo Marino Marini di Firenze. Questo sarà l’ultimo atto del progetto Drama Four Acts, promosso dal Comune di Firenze e realizzato dalla Fondazione Mus.e, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento e con l’ideazione e la curatela di Sergio Risaliti.
“Con Oscuro Abbagliante si chiude al Forte Belvedere il percorso di Drama Four Acts, un progetto che ha saputo portare a Firenze linguaggi, artisti e visioni contemporanee, mettendoli in dialogo con la storia e con i luoghi della città. – ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini – L’installazione di Per Barclay trasforma gli spazi della Palazzina Buontalenti in un ambiente immersivo e straniante, dove la superficie scura e riflettente diventa uno spazio di riflessione non solo sull’arte, ma anche sul nostro tempo e sulle sue contraddizioni.”
Le sale allagate e le opere di Marini
“Inauguriamo l’ultimo atto di Drama: Four Acts, il progetto che nel corso dell’estate ha portato, in diversi momenti, le opere di Paolo Canevari, Marino Marini, Friedrich Andreoni e adesso di Per Barclay al Forte Belvedere. – ha spiegato Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento – Come già fatto in altri luoghi – musei, chiese, spazi industriali, siti medievali – Barclay allagherà due grandi sale della Palazzina Buontalenti, creando una sorta di abisso speculum: una superficie riflettente, realizzata versando acqua e olio di semi con l’aggiunta di colore
Lo specchio richiamerà alla mente l’oro nero, il petrolio, che ancora oggi è al centro degli scontri tra continenti e nazioni nella corsa alla supremazia globale, conflitti generati dal controllo delle risorse mondiali e dalla sopravvivenza dei popoli. Un oro nero che continua a condizionare la vita sul pianeta e il presente dell’umanità, così è stato nel suo passato e come sarà sicuramente nell’immediato futuro. I tempi mutano. Le stagioni serene della vita, come quelle della storia, si alternano a dolori, sofferenze e tragedie. Il linguaggio si fa allora carico del male della storia, di qualcosa di atroce e negativo che annichilisce ogni speranza. Resta netta la consapevolezza del ruolo dell’artista, mediatore tra felicità e dolore, innocenza e follia, con la certezza della potenza dell’arte, finestra spalancata non più sull’idillio della natura, ma sull’abisso e sulla caduta, alla ricerca di un altrove e di un’origine che pongano rimedio alla perdita del sacro e alla fine della storia. Grazie alla collaborazione con il Museo Marino Marini di Firenze, la mostra sarà arricchita dalle sculture Giocoliere e Cavallo con cavaliere di Marino Marini. La prima sarà immersa nell’installazione di Barclay, mentre l’altra sarà presentata in una sala dedicata, affiancata dalla fotografia di una precedente installazione realizzata dall’artista norvegese nella Basilica di San Domenico ad Arezzo, sotto la celebre tavola del Crocifisso di Cimabue. Con quest’ultimo atto, Drama: Four Acts si conclude tornando al tema che ha attraversato l’intero progetto: il rapporto tra l’arte e la realtà, tra la bellezza e la tragedia, tra ciò che emerge e ciò che rimane sommerso. Un confronto che il Forte Belvedere, ancora una volta, rende possibile attraverso il dialogo tra opere, artisti e uno spazio capace di trasformarsi.”

La poetica di Barclay
La poetica di Barclay si estende in maniera morbida, proprio come i suoi liquidi, tra l’intimo e l’universale. La materia fluida diventa così uno strumento capace di mettere in crisi la stabilità dello spazio e, insieme, la nostra percezione della realtà: ciò che sembra immobile è in continuo movimento, ciò che appare solido è liquido, ciò che conosciamo assume una forma diversa. Gli spazi che lui allaga, le Oil Rooms, parlano dei drammi umani, immersi nelle profondità dei nostri animi e allo stesso modo parlano delle crisi globali che ci coinvolgono in quanto artefici e colpevoli, come la corsa al petrolio, per il dominio del quale sono numerosi i conflitti che si portano avanti nel mondo. Ne sono un esempio le guerre in corso per il dominio del mercato e delle vie di trasporto, giacimenti, oleodotti.
Su questa “lastra” fluida e specchiante è immersa una delle due sculture in bronzo di Marino Marini, il Giocoliere, soggetto molto caro all’artista. L’altra scultura di Marino Marini, il Cavaliere, è invece presentata in una sala dedicata, affiancata dalla fotografia di una precedente installazione realizzata dall’artista nella Basilica di San Domenico ad Arezzo, sotto la celebre tavola del Crocifisso di Cimabue: un’opera di straordinaria potenza e qualità espressiva, capace ancora oggi di imporsi come immagine attuale e profondamente perturbante. È anche il Crocifisso ammirato da Francis Bacon, che proprio da quest’opera trasse ispirazione per dare vita al suo celebre Trittico.
Nelle altre due sale, non ricoperte dall’olio nero, sono esposte ulteriori fotografie che documentano alcune delle precedenti installazioni di Barclay, restituendo la continuità della sua ricerca attraverso luoghi e architetture differenti. Tra queste, gli scatti dedicati alla straordinaria installazione realizzata al Museo d’arte di Bergen in Norvegia, dove ancora una volta la materia liquida e riflettente trasforma lo spazio e ne mette in crisi i confini, creando una relazione ambigua tra architettura, immagine e spettatore.