L’epilogo sembrava già scritto, ma grazie a un intervento di “eccezionale complessità” con la tecnica denominate “Pisa approach” il finale è cambiato. La protagonista è una giovane donna di 27 anni affetta da sindrome di Down e portatrice di pacemaker dalla nascita. Una grave infezione al sistema di stimolazione cardiaca sembrava incurabile e soprattutto inoperabile secondo il parere di molti altri centri, avviandola così a una terapia antibiotica continuativa con finalità palliative.
Grazie però a un intervento mini-invasivo di sei ore eseguito nei giorni scorsi nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana dagli aritmologi di cardiologia 2, la giovane ha potuto beneficiare di una terapia curativa. Le è stato così rimosso il sistema di stimolazione cardiaca infetto e sostituito con un pacemaker senza fili bicamerale di ultima generazione.
La storia
Il pacemaker era stato impiantato a tre mesi di vita per una grave cardiopatia congenita ma, alla fine del 2025, era insorta una grave infezione del dispositivo causata dal batterio Pseudomonas aeruginosa, uno dei più difficili da trattare nei pazienti portatori di cateteri cardiaci impiantabili.
Bisognava quindi rimuoverlo interamente, ma la procedura era stata giudicata estremamente difficile in quanto il principale elettrocatetere risultava “incorporato” nei tessuti e nei vasi lungo il decorso venoso e cardiaco. A questo si sommavano le condizioni respiratorie della paziente, particolarmente fragile. Per questo, nel centro di provenienza era stato scelto un trattamento conservativo a base di antibiotici.
La svolta è arrivata grazie alla richiesta della famiglia che, conoscendo l’esperienza maturata dal centro pisano, ha richiesto una nuova valutazione del caso, che è stato quindi discusso collegialmente in Aoup da Giulio Zucchelli, direttore della Cardiologia 2, Rubia Baldassarri, direttrice facente funzione dell’Anestesia e rianimazione cardio-toraco-vascolare e da Andrea Colli, direttore della Cardiochirurgia.
Dopo un’attenta valutazione multidisciplinare, il team ha deciso di procedere con un approccio completamente mini-invasivo, evitando una procedura cardiochirurgica tradizionale.
Il Pisa approach
La tecnica utilizzata è denominata Pisa approach, ideata e sviluppata proprio all’Aoup. Con un intervento durato circa sei ore, come spiega l’ospedale, “è stato possibile rimuovere completamente il vecchio elettrocatetere dalla vena giugulare impiegando dilatatori meccanici: dopo la completa rimozione del sistema infetto, dalla stessa via di accesso è stato impiantato un pacemaker senza fili bicamerale di ultima generazione, consentendo contestualmente la rimozione del secondo dispositivo precedentemente posizionato in sede sottoclaveare destra, dopo il taglio del vecchio elettrocatetere”.
Il decorso postoperatorio è stato regolare e la paziente si è risvegliata senza complicanze. La giovane è stata poi trasferita al centro di provenienza per completare la terapia antibiotica»
“Ci siamo trovati di fronte a un caso di eccezionale complessità – spiega Giulio Zucchelli –. L’età quasi trentennale dell’elettrocatetere, oltretutto successivamente tagliato, la grave infezione batterica e il fatto che la paziente fosse affetta anche da sindrome di Down, quindi particolarmente fragile sotto il profilo clinico, anestesiologico e respiratorio, rendevano questa procedura una sfida estremamente impegnativa. La possibilità di adottare un approccio mini-invasivo, grazie all’esperienza del nostro gruppo e alla collaborazione multidisciplinare con la Cardiochirurgia e la Cardioanestesia, ha consentito di offrirle finalmente una terapia curativa quando le alternative disponibili erano ormai estremamente limitate”.
Complimenti dalla ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli. “Molti centri avevano giudicata inoperabile la paziente”, ma “il team di Pisa è stato in grado di rimuoverlo completamente e di sostituirlo”. “Con Pisa Approach – tecnica ideata proprio a Pisa e copiata in tutto il mondo – il team è stato in grado di rimuovere completamente il vecchio stimolatore cardiaco e di sostituirlo”