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Silvio Orlando indossa la maschera di Pirandello: al teatro della Pergola la verità fa ridere e fa paura

L’attore è protagonista de Il berretto a sonagli, il capolavoro di Luigi Pirandello diretto da Andrea Baracco, in scena al Teatro della Pergola dal 3 all’8 novembre. Al centro dello spettacolo il personaggio di Ciampa, uomo diviso tra verità e convenzioni sociali, in un continuo oscillare tra ironia e tragedia

C’è un confine sottile tra verità e finzione, tra ciò che siamo e ciò che la società ci impone di mostrare. È su questo terreno ambiguo che si muove Il berretto a sonagli, il capolavoro di Luigi Pirandello che, dal 3 all’8 novembre, inaugura la stagione in abbonamento 2026/2027 del Teatro della Pergola di Firenze.

A dare volto e voce a Ciampa è Silvio Orlando, diretto da Andrea Baracco, alle prese con uno dei personaggi più intensi e contraddittori del teatro pirandelliano, definito dallo stesso autore «strapieno di tragica umanità».

Tradito e consapevole del tradimento, Ciampa è prigioniero delle convenzioni e delle maschere che regolano la vita sociale. Quando Beatrice decide di denunciare pubblicamente la relazione clandestina tra il marito e la moglie del contabile, l’uomo cerca di scongiurare lo scandalo imponendole una scelta paradossale: essere considerata pazza oppure lasciare che la verità si trasformi in tragedia.

In un mondo dove l’apparenza conta più della realtà, soltanto chi viene giudicato folle può permettersi di dire apertamente ciò che tutti sanno ma nessuno vuole riconoscere.

Con la sua miscela di comicità, amarezza e inquietudine, lo spettacolo restituisce tutta l’attualità della riflessione pirandelliana sulle identità e sulle convenzioni sociali. Un viaggio tra le maschere che indossiamo ogni giorno, dove il riso può improvvisamente lasciare spazio alla paura e la verità diventare una forma di follia.

“Sono arrivato a Pirandello piuttosto tardi. – ha raccontato Silvio Orlando – Per molti anni, anche per ragioni generazionali, l’ho guardato con una certa diffidenza. Venivamo da un teatro che voleva rompere gli schemi, liberarsi di certe convenzioni, e Pirandello ci sembrava appartenere a un mondo dal quale volevamo prendere le distanze. Naturalmente era un pregiudizio, come spesso accade quando si è giovani e si hanno molte certezze. Oggi, che di certezze ne ho decisamente meno, scopro un autore di una vitalità impressionante. In Pirandello c’è una guerra continua, ma è soprattutto quella che combattiamo dentro di noi, tra ciò che siamo, ciò che vorremmo essere e ciò che gli altri pretendono che siamo. Mi sono avvicinato a Ciampa cercando di non giudicarlo, di comprenderne le ragioni, anche quelle più sgradevoli. Non volevo farne una maschera, né cercare a tutti i costi gli effetti comici. Mi interessava la sua umanità, la sua disperazione, quella violenza che nasce quando un uomo sente di non avere più niente da perdere.”

In Pirandello c’è una guerra continua, ma è soprattutto quella che combattiamo dentro di noi, tra ciò che siamo, ciò che vorremmo essere e ciò che gli altri pretendono che siamo

“Credo che Il berretto a sonagli parli di una cosa molto semplice e terribile: quanta verità siamo disposti a sopportare? – aggiunge Orlando – Tutti diciamo di voler conoscere la verità, ma poi organizziamo buona parte della nostra esistenza per tenerla a distanza. Ci costruiamo delle convenzioni, delle piccole bugie, degli accordi taciti che ci permettono di vivere insieme. Ciampa conosce perfettamente questo meccanismo e cerca disperatamente di difenderlo. È un uomo che ha capito come funziona il mondo, ma questa consapevolezza non lo rende affatto libero. Anzi, lo imprigiona. È una contraddizione molto contemporanea. Quanto al pubblico, non credo che si debba cercare di arrivare al suo cuore. Quando un attore si mette in testa di commuovere qualcuno, generalmente cominciano i guai. Bisogna cercare la verità di quello che si racconta, anche quando è scomoda, anche quando fa ridere in un momento in cui forse non si dovrebbe ridere. Poi sarà il pubblico a decidere dove farsi colpire.”

“Mi interessano i personaggi che mi costringono a spostarmi dalle mie abitudini, che non riesco a risolvere con gli strumenti che conosco già. – conclude – E poi c’è una questione di età. A un certo punto della carriera potresti anche pensare di amministrare quello che hai imparato, di muoverti in un territorio sicuro. Sarebbe comprensibile, ma anche un po’ triste. Con Pirandello è successo esattamente il contrario: mi sono ritrovato davanti a qualcosa che mi obbliga a ricominciare. E alla mia età non è una cattiva notizia. Pirandello in un punto di questo testo parla “della corda seria, la corda civile e la corda pazza”.”

Il berretto a sonagli – Silvio Orlando_ ph. Laila Pozzo (1)

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