Fino a qualche anno fa, il “verde pubblico curato” coincideva con l’immagine di un prato all’inglese, ovvero erba rasata al millimetro, uniforme e geometrica. Oggi quel modello estetico sta lasciando il passo a una gestione diversa, ecologica e visivamente più “disordinata”. Camminando per molti paesi della Toscana, capita spesso, infatti, di imbattersi in ampie zone di parchi e giardini in cui l’erba viene lasciata crescere alta, tra margherite, papaveri e fioriture spontanee.
E questo non avviene per dimenticanza o per incuria, al contrario si tratta della strategia dello sfalcio ridotto, una pratica scientificamente supportata che sta ridisegnando le nostre città.
Che cos’è e a cosa serve lo sfalcio ridotto

Lo sfalcio ridotto consiste nel diminuire la frequenza dei tagli del manto erboso, in particolar modo durante i mesi primaverili (da marzo a giugno), permettendo alla vegetazione spontanea di completare il proprio ciclo biologico.
I benefici di questa pratica sono molteplici. Ad esempio, lasciar fiorire le erbe spontanee significa creare rifugi per api, farfalle e altri insetti impollinatori, pilastri invisibili ma essenziali per la salute dei nostri ecosistemi. L’erba più alta, inoltre, scherma il suolo dall’azione diretta del sole. Questo riduce l’evaporazione dell’acqua, mantiene il terreno più umido, previene la desertificazione e contrasta il fenomeno delle “isole di calore” urbane. Infine, un prato strutturato assorbe meglio le piogge intense e trattiene gli inquinanti atmosferici.
Utilizzare meno tagliaerba e decespugliatori significa anche meno emissioni di CO2 e una riduzione dell’inquinamento acustico.
La gestione del verde
È bene precisare che le amministrazioni che adottano questa strategia, non abbandonano i parchi a loro stessi. La pratica prevede sempre il mantenimento del decoro e della sicurezza: lungo i perimetri delle aree a sfalcio ridotto, vicino ai passaggi pedonali, alle piste ciclabili e alle aree gioco per bambini, viene sempre tagliata una fascia di rispetto (solitamente di circa un metro e mezzo) per garantire visibilità, accessibilità e prevenire incendi nei mesi più caldi.
I casi studio in Toscana

La sperimentazione è ormai realtà in diverse aree della regione, con progetti che uniscono enti locali, cittadini e il mondo della ricerca scientifica. Tra i primi a credere in questa filosofia c’è il Comune di Montelupo Fiorentino. Partito con una sperimentazione nel 2023, il comune ha confermato la scelta rilanciando l’iniziativa: ogni anno viene aggiunta una nuova area verde al progetto. La modulazione dei tagli qui va da ottobre a giugno, utilizzando la tecnica del mulching (che sminuzza l’erba lasciandola sul posto come nutrimento).
A Pisa la gestione del verde diventa un laboratorio a cielo aperto. Il Comune ha attivato un progetto sperimentale in tre aree prative (tra Cisanello e Porta a Lucca) collaborando strettamente con Legambiente Pisa e il CNR IRET (Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri). Qui la sospensione dei tagli da marzo a giugno è accompagnata da attività di monitoraggio floristico per studiare l’effettivo incremento della biodiversità urbana ed educare la cittadinanza ai benefici ecosistemici. Lucca, invece, ha applicato il concetto di sfalcio ritardato sul fosso perimetrale delle Mura (nel tratto tra Porta San Jacopo e Porta Elisa).
Inserito all’interno del più ampio “Patto per il Verde”, il Comune di Empoli ha avviato la sua sperimentazione su ben 10 aree verdi pubbliche distribuite in 7 parchi cittadini, coprendo oltre 8.600 metri quadrati. Il piano riduce i tagli da 7 a soli 2 all’anno (fine primavera e fine autunno). Oltre ai vantaggi ecologici, Empoli ha quantificato il ritorno economico: un risparmio di circa 2.300 euro all’anno reinvestito nella cura di altre zone verdi che necessitano di manutenzione mirata.
A Montespertoli il progetto ha coinvolto cinque aree del territorio, dove nei mesi di aprile e maggio l’erba è cresciuta libera per tutelare la natura urbana. Come ricordato dall’amministrazione, la scelta è sia ambientale che culturale: serve a mostrare che il “verde curato” non deve per forza essere un prato rasato. Sulla stessa linea si muove Impruneta, che ha inaugurato le sue prime aree a sfalcio ridotto per fare concretamente “spazio alla primavera” e difendere le api.