In un mondo che cambia velocemente, tra effetti del cambiamento climatico, instabilità dei mercati e nuovi pubblici da intercettare, la Toscana del vino continua a investire in qualità e sostenibilità per affrontare le sfide del settore.
È questa la strategia emersa nell’ambito di PrimAnteprima, l’evento, tenutosi al Cinema La Compagnia di Firenze, che ha inaugurato la Settimana delle Anteprime del vino toscano, e che ha messo al centro una domanda cruciale: come si può restare fedeli alla propria identità in un contesto caratterizzato da trasformazioni sempre più rapide?
I dati come bussola
La parola ricorrente della mattinata è stata “governance”: per non subire le ripercussioni della crisi climatica o dei cambiamenti del mercato, è fondamentale saper prendere decisioni e saper governare, appunto. Per farlo servono analisi, ricerca e una rete solida tra istituzioni, consorzi e mondo scientifico.
Nel corso del convegno, infatti, sono stati presentati alcuni dati relativi al panorama vitivinicolo regionale che conta 12.324 aziende e oltre 60.000 ettari vitati. Il 97% della superficie è iscritta a DOP – contro una media nazionale del 65% – e il 90% del vino commercializzato è certificato.
Il Sangiovese e altri vitigni
Sebbene il vitigno identitario sia il Sangiovese, che copre il 60% della superficie, interessanti sono le altre varietà che nascono in varie zone della Toscana, dall’Appennino alle isole, spesso in aree emergenti, che si distinguono per microclimi specifici.
Si pensi all’esempio del Casentino: qui, tra i 400 e i 700 metri sul livello del mare, trovano spazio varietà più adatte ai climi freschi, come il Pinot nero, il Syrah e i vitigni bianchi. Una scelta che deriva dall’altitudine e dalle forti escursioni termiche che può diventare anche un fattore di rigenerazione agricola e sociale.
È quello che accade anche in altre aree regionali con la viticoltura d’altura ed eroica, quella realizzata in condizioni estreme, su gradoni, terrazzamenti e piccole isole. Al Giglio, all’Elba, in Mugello o sulla Montagna Pistoiese gli agricoltori hanno fatto della resilienza il loro motto e la loro ispirazione.
Ricerca e resilienza
Una tenacia e una capacità di adattarsi che si riflette in tutta la filiera. A partire dalle barbatelle, frutto di una collaborazione storica tra il mondo del vivaismo e dell’agricoltura. La risposta alle nuove esigenze risiede in piante sempre più green, con minor impatto ecologico, e capaci di adeguarsi all’ambiente esterno.
È quanto è emerso durante il racconto di Claudio D’Onofrio, presidente Tos.Co.Vit, Associazione Toscana Costitutori Viticoli, un’organizzazione che coordina il Nucleo di premoltiplicazione viticola della Toscana.
Il suo compito principale è organizzare e gestire la premoltiplicazione e la distribuzione del materiale di base per la vite selezionato in Toscana — cioè le barbatelle e i cloni utili per impiantare nuovi vigneti sani e di qualità.
“Con la ricerca scientifica abbiamo molte opportunità – ha dichiarato il professore -. È fondamentale utilizzare le innovazioni per valorizzare la tradizione toscana, lavorando sui vitigni attuali e autoctoni. Grazie al supporto della Regione, abbiamo inoltre messo al sicuro questi vitigni in una banca di germoplasma viticolo. In questo modo possiamo avere vitigni che si adattano meglio al contesto e possono dare prodotti di qualità”.
Il Pacchetto vino europeo
E proprio nell’ottica di rendere il settore più resiliente, si inserisce il nuovo Pacchetto Vino dell’Unione Europea, approvato a inizio febbraio dal Parlamento di Strasburgo: la misura introduce strumenti per bilanciare offerta e domanda, sostenere investimenti contro i rischi climatici, semplificare l’etichettatura e potenziare la promozione sui mercati internazionali, con finanziamenti che possono coprire fino all’80% dei costi per progetti di adattamento e innovazione.

“Molte novità introdotte dal Pacchetto vino – spiega Gennaro Giliberti, responsabile settore produzioni agricole di Regione Toscana – riguardano la semplificazione, una maggiore elasticità, aiuti e incentivi. Ci confronteremo con la filiera per capire come applicare al meglio queste opportunità”.
Un quadro che, in Toscana, si innesta su una struttura già avanzata. La nostra, infatti, “è l’unica regione italiana dotata di uno schedario vitivinicolo grafico – ha continuato Giliberti – che consente di consultare informazioni dettagliate di carattere inopinabile su superficie e vitigno”.
L’enoturismo come volano
Se il mercato cambia, cambia anche il modo di vivere il vino che diventa esperienza e ospitalità.
In questo senso, l’enoturismo rappresenta oggi una leva strategica per la Toscana. I numeri del 2024 lo dimostrano: terza regione italiana per flussi turistici, con 15 milioni di arrivi e oltre 46 milioni di presenze, e una straordinaria capacità di distribuzione sul territorio grazie a più di 6.000 aziende agrituristiche.
La Toscana è stata pioniera e lo sottolinea anche Donatella Cinelli Colombini, tra le figure che hanno contribuito a strutturare il modello dell’accoglienza in cantina: “Il turismo del vino cresce a livello mondiale del 13% all’anno. Ciò può essere un bene, ma può portare anche problemi. Per cui bisogna gestirlo bene, ma le opportunità ci sono. Dobbiamo capire come migliorare e intercettare i turisti stranieri perché sono i portabandiera del vino toscano nei mercati esteri“.
Cresce poi l’attenzione all’aspetto architettonico: le cosiddette “cantine d’autore” trasformano la struttura produttiva in elemento identitario e attrattivo. L’architettura diventa racconto, segno contemporaneo nel paesaggio, ponte tra tradizione e innovazione.
L’enoturismo, quindi, oggi non può più essere considerato un’attività collaterale, ma parte integrante di una strategia di turismo. Un’offerta strutturata, sostenibile, capace di rafforzare il legame tra agricoltura, comunità e visitatori.
Nuovi consumatori e nuovi modelli di comunicazione
Un dato significativo riguarda i giovani adulti tra i 35 e i 45 anni: lo scorso anno questa fascia ha aumentato la spesa del 24%. È la conferma di un cambiamento strutturale nei consumi: si beve meno, ma si sceglie meglio, privilegiando la qualità.
Proprio per questo diventa strategico rafforzare la capacità di comunicare il vino a questi nuovi consumatori, con linguaggi contemporanei, trasparenti e coerenti con i loro valori – sostenibilità, esperienza, autenticità – accompagnandoli nella comprensione del territorio e delle denominazioni.

A ribadire questo concetto è Ilaria Lorini, miglior sommelier d’Italia AIS 2025: “Il turista cerca bellezza ed esperienza autentica, per questo i produttori devono imparare a comunicare al meglio il loro territorio. Chi viene dall’estero ha voglia di sperimentare la produzione di vino, approcciarsi a una enologia che esiste solo qui”.
“Comunicare – ha poi concluso – non significa mettersi su un gradino più alto rispetto agli interlocutori. Al contrario, l’efficacia nasce dalla semplicità. Raccontare bene significa rendere accessibile il nostro affascinante mondo del vino“.
La sfida, dunque, è riuscire a narrare nel modo più diretto possibile la realtà e l’autenticità del vino toscano: ciò che accade tra i filari, nelle cantine, nelle relazioni quotidiane tra produttori e territorio. Perché è lì che si costruisce la fiducia del nuovo consumatore.