Partiranno il 13 giugno da Santa Croce sull’Arno e pedaleranno per dieci giorni tra Toscana e Umbria, fino ad Assisi e ritorno. Oltre a essere un viaggio in bicicletta, questo è il progetto di una famiglia che ha scelto di affrontare la disabilità senza rinunciare al movimento, alla scoperta, alla condivisione. Ma questa è, soprattutto, la storia di Emilia e dei suoi genitori Giovanni e Silvia, protagonisti di quella che ormai tutti chiamano “La favola della Versilia“.
Nonostante una grave patologia che la rende dipendente dagli altri, Emilia viaggia su due ruote grazie a un mezzo speciale: una sorta di sidecar senza motore, dove lei può stare seduta mentre il padre pedala. Da un anno, accanto a loro, anche la madre.
La passione per la bici
“Tutto nasce da una passione – ci racconta Silvia -. A Emilia, da quando era piccolina, è sempre piaciuta tantissimo la bicicletta. Anche quando era più agitata, bastava salire e si tranquillizzava“.
Una passione che la famiglia ha deciso di non abbandonare, nemmeno quando crescere ha reso tutto più complesso. “Abbiamo cercato ovunque un modo per continuare a portarla con noi. Alla fine abbiamo trovato una soluzione adatta, e da lì è iniziato tutto”.
Le prime pedalate lungo la costa, tra Marina di Massa e la Versilia, sono diventate negli anni un appuntamento fisso. “Le persone hanno iniziato a riconoscerla, a salutarla. Dicevano: ‘Ecco la favola della Versilia’. E così è nato il nome dei nostri canali social“.

Il viaggio verso Assisi
Oggi quella “favola” diventa una sfida. Emilia e i suoi genitori, infatti, si metteranno alla prova con un viaggio più lungo e impegnativo: il 13 giugno partiranno da Santa Croce sull’Arno, con un itinerario di circa dieci giorni tra Toscana e Umbria fino ad arrivare ad Assisi, e poi ritorno.
Il percorso è costruito su misura, con circa 50 km per tappa. “Abbiamo cercato di riprodurre un po’ la sua abitudine: la mattina in bicicletta e il pomeriggio, quando possibile, in piscina. Un po’ come al mare”.
Un viaggio che è una scommessa organizzativa importante, perché ogni spostamento richiede attenzione, tempo e attrezzature: “Quando partiamo – sorride Silvia -, di solito portiamo mezza casa. Questa volta abbiamo deciso di provare con il minimo indispensabile. È un’avventura pure per noi”.
E proprio da qui emerge il senso più profondo del progetto. “A volte si pensa che sia troppo complicato partire. Invece abbiamo voluto dimostrare che si può provare a fare una vita il più possibile normale, anche nelle difficoltà“.
Un progetto inclusivo
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La “favola della Versilia” vuole essere un progetto partecipativo. Lungo il percorso, chi vorrà potrà unirsi, anche solo per pochi chilometri.
“Alcune persone ci hanno già scritto sui social per fare dei tratti insieme a noi. Ci saranno amici, professori di Emilia.. sarà un viaggio condiviso”.
Incontri nelle scuole
Negli ultimi mesi la “favola della Versilia” ha trovato spazio nelle scuole del territorio, dove Emilia e i suoi genitori hanno incontrato studenti di diverse età.
“I ragazzi sono stati molto attenti, qualcuno si è anche commosso. Sono incontri che lasciano qualcosa a tutti”, spiega la famiglia.
E mentre i preparativi corrono in vista della partenza per Assisi, c’è già spazio per immaginare il futuro: “Questo è il primo viaggio che facciamo, la prima esperienza su lunga distanza. Se andrà bene, abbiamo già qualche idea per la prossima destinazione. La cosa importante ora è pedalare, il resto verrà da sé“.