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Cave in Toscana, 280 siti attivi: in Regione un confronto aperto su sostenibilità, lavoro e semplificazione

Si è tenuto a Palazzo Strozzi Sacrati l’evento “La Toscana delle attività estrattive”, un’occasione di riflessione e confronto con tutti gli attori coinvolti sul comparto e sulle attività estrattive tra sostenibilità, sicurezza sul lavoro e nuove semplificazioni normative previste dalla Regione

Cave Cava Michelangelo

280 cave attive, la Provincia di Massa-Carrara rimane la principale produttrice di materiali da cava con 1,2 mln di mc, seguita dalle Province di Livorno e Lucca con poco più di un milione di metri cubi. Sono alcuni dei dati emersi durante la giornata di monitoraggio dedicata a “La Toscana delle attività estrattive” , ospitata nella sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, un confronto che ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, sindacati e associazioni ambientaliste. È da questi numeri e da questo clima di collaborazione che è partita la

L’iniziativa, promossa dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e dall’assessore regionale Leonardo Marras, ha rappresentato un momento di verifica sullo stato di attuazione della legge regionale 35/2015 e del Piano regionale cave, strumenti che regolano il comparto estrattivo toscano in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sicurezza del lavoro.

Una mattinata dal clima collaborativo. Soddisfatto infatti l’assessore Marras: “Oggi siamo riusciti a coinvolgere in una discussione attiva tutti gli attori: componenti sociali e datoriali, mondo del lavoro e ambientalista, istituzioni. Tutti hanno compreso ed accolto l’invito ad incontrarsi ogni anno per capire cosa accade nel settore, attraverso numeri e dati, i quali ci dicono che gli obiettivi di produzione sostenibile su cui si è costruita la filiera con il piano regionale delle cave sono ancora validi”.

“Esiste ancora spazio – ha aggiunto – rispetto alla disponibilità di materiale, con riferimento alle varie filiere di produzione che insistono sul comparto. Tutti hanno mostrato disponibilità a collaborare, anche all’ipotesi di rivedere le regole dell’organizzazione complessiva. Su questo posso dire che abbiamo già iniziato a semplificare alcune norme, che talvolta appesantiscono il processo e impediscono di agire in modo più tempestivo, cercando di coniugare sostenibilità ambientale ed economica e sicurezza del lavoro”.

I dati e il quadro normativo

Le attività estrattive sono regolate in Regione Toscana dalla Legge regionale 35/2015, che ha disciplinato il settore accentrando la pianificazione a livello regionale superando la frammentazione provinciale, semplificando le procedure prevedendo una disciplina speciale per il Distretto apuo-versiliese. Nel corso degli anni la legge ha avuto alcune modifiche ed aggiornamenti ed è stata attuata con l’approvazione, nel 2020, del Piano Regionale Cave, strumento di pianificazione territoriale con il quale la Regione persegue le finalità di tutela, valorizzazione, utilizzo dei materiali di cava in una prospettiva di sviluppo durevole e sostenibile, privilegiando il riuso dei materiali assimilabili. Attraverso l’individuazione dei giacimenti e degli obiettivi di produzione sostenibile per comprensori, il Piano ha determinato il quadro di riferimento per l’individuazione da parte dei Comuni delle aree estrattive ed il rilascio delle relative autorizzazioni.

Le cave attive in Toscana sono 280, un numero leggermente diminuito nel corso degli ultimi anni e con  maggior concentrazione nella zona Apuana. La produzione estrattiva è in lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti (2,7 milioni di mc di materiali da costruzione, 1,1 materiali industriali e 1,6 milioni di mc di materiali ornamentali) come anche gli addetti direttamente impiegati nelle imprese estrattive . In generale la media annua dei volumi estratti è inferiore agli obiettivi di produzione annua sostenibile, pari a circa il 60%, 5,5 milioni di mc di materiali estratti annualmente, la pianificazione è coerente ai fabbisogni rilevati e monitorati. Deve proseguire l’azione di controllo congiunta da parte degli enti nonché di costante monitoraggio dei vari indicatori ambientali al fine di verificare il rispetto dei parametri ambientali ed il costante rafforzamento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori.

Il sistema normativo toscano sulle attività estrattive ha subito negli anni un profondo riassetto. La legge regionale 35 del 2015 ha infatti superato la precedente frammentazione provinciale, centralizzando la pianificazione a livello regionale.  Nel 2025 il Piano è stato aggiornato con una variante che ha ridefinito entro il 5% gli obiettivi di produzione sostenibile, mentre nelle ultime settimane la Giunta regionale ha approvato una nuova proposta di modifica alla legge 35/2015, ora all’esame del Consiglio regionale. L’intervento punta soprattutto a semplificare alcuni aspetti applicativi e a facilitare l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali.

Il modello del confronto

Il dato forse più significativo emerso dal convegno è stato il metodo del confronto. Attorno al tavolo si sono ritrovati enti locali, categorie economiche, rappresentanti del lavoro e associazioni ambientaliste, in un dialogo che la Regione punta a rendere strutturale con appuntamenti annuali di monitoraggio.

Nel corso della giornata è stata anche ribadita anche la necessità di proseguire con il monitoraggio ambientale e con le attività di controllo condivise tra enti, ASL, ARPAT e Parco delle Apuane, insieme al rafforzamento delle misure per la sicurezza dei lavoratori. Un equilibrio delicato, quello tra attività produttiva e tutela del territorio, che la Toscana prova a gestire puntando sempre di più su dati, pianificazione e dialogo tra tutte le parti coinvolte

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