Si apre una nuova fase per la viticoltura elbana: Antonio Arrighi, titolare dell’omonima azienda agricola di Porto Azzurro, è stato eletto presidente del Consorzio di tutela dei vini dell’Elba, durante l’assemblea che si è tenuta lo scorso 14 gennaio. Con il fine di valorizzare le eccellenze enologiche dell’isola, i soci hanno inoltre votato Lorenzo Signorini dell’azienda agricola Cecilia come vicepresidente.
L’assemblea ha rinnovato l’intero consiglio di amministrazione, affidando al nuovo presidente Arrighi e al vicepresidente Signorini il compito di guidare un Consorzio che oggi riunisce 19 produttori e una produzione complessiva di circa 500.000 bottiglie annue.
Importanti i prossimi obiettivi della governance, tra questi: il rafforzamento della struttura consortile, la promozione dei vini dell’Elba sui mercati nazionali e internazionali e il riconoscimento ufficiale presso il Ministero dell’Agricoltura.
La storia della viticoltura elbana
L’Elba ha una storia millenaria per quanto riguarda la viticoltura. Le origini risalgono all’epoca etrusca e si consolidano con la dominazione romana. Nei secoli, le pendici dell’isola hanno ospitato vitigni autoctoni e internazionali, dando vita a vini dalla personalità unica, plasmati dal terroir dell’arcipelago. Basti pensare che nell’Ottocento l’Elba era uno dei principali produttori di uva bianca della Toscana.
I vini dell’Elba
La moderna denominazione di origine nasce nel 1967 con l’approvazione del disciplinare della DOC Elba. Nel 2011 arriva poi un primato di assoluto prestigio: l’Elba Aleatico Passito ottiene la DOCG, diventando la prima denominazione di origine controllata e garantita dedicata all’Aleatico in Italia – primato che mantiene tuttora – nonché l’unica DOCG di vino dolce della Toscana.
L’autenticità dell’Aleatico elbano
L’associazione dei produttori dei vini DOC dell’isola d’Elba nasce il 6 aprile 1987 da un gruppo di viticoltori elbani. La costituzione del Consorzio di Tutela, avvenuta il 29 aprile 1987, risponde a un’esigenza profondamente sentita dai produttori dell’isola: preservare l’autenticità dell’Aleatico elbano. In quegli anni, infatti, la tradizione del passito – ottenuto da uve mature lasciate appassire al sole, con rese bassissime – rischiava di essere soppiantata da vini liquorosi fortificati, prodotti da uve non necessariamente provenienti dal territorio. L’Aleatico, all’epoca, non godeva ancora della denominazione di origine.
Grazie all’impegno dei produttori, l’Aleatico Passito dell’Elba ha ottenuto nel 2011 la DOCG, decretando il trionfo della tradizione.