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Arezzo, la sicurezza idraulica si fa green: in arrivo 168 nuovi alberi

Dopo gli abbattimenti legati ai lavori per il rischio esondazione, un percorso condiviso tra Regione, Comune e Legambiente porta alla nascita di aree verdi

Gruppo di lavoro di Legambiente Arezzo

La sicurezza idraulica e la tutela del verde urbano diventano parti complementari di una stessa strategia di resilienza territoriale. È il messaggio che emerge dall’esperienza maturata ad Arezzo, dove gli interventi di sistemazione idraulica realizzati negli ultimi anni hanno portato alla definizione di un importante progetto di compensazione ambientale con la messa a dimora di 168 nuovi alberi in sei aree cittadine.

Le opere, realizzate per ridurre il rischio di esondazione e aumentare la sicurezza di alcuni corsi d’acqua che attraversano o lambiscono il tessuto urbano, hanno richiesto l’abbattimento di circa 120 alberi di medie e grandi dimensioni presenti nelle aree interessate dai lavori. Una scelta dettata da esigenze tecniche e di sicurezza, resa ancora più necessaria dall’aumento degli eventi meteorologici estremi che interessano anche la Toscana.

Un percorso condiviso

L’assenza di una compensazione ambientale nel progetto originario aveva però suscitato la preoccupazione di numerosi cittadini. Da questa sensibilità è nato un percorso di confronto promosso da alcuni comitati locali e coordinato dal circolo Legambiente di Arezzo, che ha coinvolto la Regione Toscana, attraverso le strutture del Genio Civile, e il Comune di Arezzo.

Dopo circa un anno e mezzo di dialogo, è stata individuata una soluzione condivisa che ha consentito di superare la contrapposizione tra esigenze di sicurezza e tutela ambientale. L’accordo ha previsto la co-progettazione delle nuove piantagioni, realizzate dalla Protezione Civile, mentre il Comune di Arezzo garantirà le cure colturali necessarie nei prossimi anni.

Vantaggi per il territorio

Il risultato assume particolare rilevanza non soltanto perché il numero degli alberi messi a dimora è superiore a quello degli esemplari abbattuti, ma soprattutto perché afferma un principio destinato ad assumere crescente importanza nelle politiche urbane: gli interventi necessari per la sicurezza del territorio possono e devono essere accompagnati da adeguate misure di compensazione ambientale.

Le nuove piantagioni contribuiranno progressivamente a ricostituire parte dei servizi ecosistemici perduti, migliorando l’ombreggiamento urbano, l’assorbimento di anidride carbonica, la mitigazione delle isole di calore e la qualità paesaggistica degli spazi cittadini.

“L’esperienza aretina dimostra che il confronto aperto e costruttivo tra amministrazioni, tecnici, associazioni e cittadini può migliorare la qualità delle decisioni pubbliche – sottolinea Paolo Mori, componente del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente e direttore di Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi -. In una fase storica in cui le città devono adattarsi ai cambiamenti climatici, ridurre il rischio idrogeologico e aumentare la dotazione di verde, il caso di Arezzo rappresenta un esempio concreto di come infrastrutture grigie e infrastrutture verdi possano essere considerate parti integranti di una stessa strategia di resilienza territoriale“.

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