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Gli Uffizi arrivano in Casentino per celebrare Dante e il luogo che lo accolse

La mostra “Nel Segno di Dante. Il Casentino nella Commedia” sarà visitabile fino al 30 novembre e apre il programma espositivo “Terre degli Uffizi”, ideato e realizzato dal museo fiorentino insieme alla Fondazione CR Firenze. Il direttore Eike Schmidt: “Dante è il genius loci del Casentino”

- © stefano casati

Un omaggio d’arte, con opere delle Gallerie degli Uffizi, all’Alighieri esule da Firenze, nella terra che per prima lo accolse nel suo esilio, il Casentino.

La mostra “Nel Segno di Dante. Il Casentino nella Commedia”, visitabile fino al 30 novembre, si apre il programma espositivo “Terre degli Uffizi”, ideato e realizzato dal museo fiorentino insieme alla Fondazione CR Firenze, all’interno dei rispettivi progetti Uffizi Diffusi e Piccoli Grandi Musei.

Promossa e organizzata dal Comune di Poppi, accolta nel castello dei conti Guidi – luogo nel quale Dante scrisse una parte della Divina Commediala mostra racconta come la figura di Dante abbia pervaso la storia del territorio e contribuito a rivelare il ruolo di primo piano del Casentino nella vicenda umana e culturale del Sommo Poeta .

“Con l’inaugurazione di questa mostra – ha dichiarato il sindaco di Poppi Carlo Toni  – siamo il primo Comune toscano a partire con ‘Terre degli Uffizi’, consolidando il rapporto di collaborazione avviato con successo nel 2018  fra l’amministrazione comunale di Poppi e le Gallerie degli Uffizi. Dopo mesi di pandemia e chiusure, facendo leva sulla nostra identità storica e culturale ripartiamo uniti più che mai per un nuovo corso o meglio, parafrasando il titolo di un’altra celebre opera letteraria di Dante, per una ‘Vita Nova’ che ci auguriamo possa attrarre tanti visitatori a Poppi e nel territorio con ricadute benefiche sull’indotto economico dell’intera vallata”.

Il Casentino, il luogo che accolse il Sommo Poeta

In questo anno, dedicato alle celebrazioni dantesche, il Casentino si presenta come luogo perfetto per rendere onore al poeta fuggitivo.

La presenza di Dante aleggia tuttora in Casentino, i cui luoghi evocano, a partire dal loro paesaggio di colline, selve e ruscelli, la forma classica dell’itinerario del viandante medievale, o, come nel caso di Dante, non viandante semplice ma anche fuggiasco in cerca di ospitalità e protezione.

L’Alighieri andando in Casentino sperava in un ritorno in patria che non avvenne mai. I signori di queste terre furono onorati di averlo ospite: la mostra illustra, prima di tutto sul piano dei fatti storici, cosa avvenne e perché. Nel momento in cui Dante vi si rifugiò, a Poppi e in Casentino trovò accoglienza e onori, proprio mentre in patria veniva condannato a morte addirittura in contumacia. Ben prima che Firenze riabilitasse il suo “onorevole cittadino” (lo farà Giotto dipingendo il suo ritratto nella cappella del Bargello), il Casentino invece lo aveva accettato, cogliendo anche l’occasione di una rivalsa sulla città del Giglio.

“Il Casentino è valle dantesca – ha osservato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – e proprio nel Purgatorio il Poeta lo abbraccia tutto con gli impareggiabili versi panoramici “indi la valle, come ’l dì fu spento, da Pratomagno al gran giogo coperse di nebbia…” (V, 115-117). Se nella sua varietà paesaggistica questa parte d’Italia si offre quasi come una scenografia naturale delle Cantiche, nella Divina Commedia ritroviamo puntualmente celebrati anche la storia, i personaggi, i fiumi, le cime e i centri spirituali di questo territorio meraviglioso , l’Arno e l’Archiano ‘rubesto’, Campaldino e Romena, il “gran sasso” della Verna…  Dante è il genius loci del Casentino stesso, e proprio sulle orme del Sommo Poeta i viaggiatori del Grand Tour sono arrivati in Casentino”.

Le opere della mostra

Le opere dell’esposizione sono state scelte in relazione alle tre Cantiche della Commedia, Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Tra le opere che troviamo esposte, il grande dipinto ottocentesco acquistato dalle Gallerie lo scorso anno in occasione del primo Dantedì, Francesca da Rimini nell’Inferno dantesco (1810) del romantico Nicola Monti, così come i pastelli di Beatrice Ancillotti Goretti (Sposalizio di San Francesco con la Povertà, 1903). Ma anche quattro disegni cinquecenteschi della Commedia di Federico Zuccari, marchigiano trapiantato a Firenze e scelto per portare a termine gli affreschi della cupola di santa Maria del Fiore, rimasti incompiuti alla morte di Vasari.

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