Enogastronomia /DONNE DEL VINO

Letizia Cesani, la mia Vernaccia? E’ femmina

Noi produttori abbiamo delle responsabilità: “Mettendo a dimora un vigneto cambiamo l’aspetto di una collina per trent’anni”. In Toscana c’è sensibilità – spiega l’imprenditrice – tuteliamo la biodiversità

Parlare di vino oggi non è semplice. La pandemia ha colpito duro anche il settore agricolo toscano, soprattuto per il calo dell’export.

Eppure quando arrivi nelle campagne toscane avverti una strana sensazione: il paesaggio è rigoglioso, sembra non accorgersi che tutt’intorno l’umanità stia vivendo uno dei periodi più bui della sua storia. La natura invece avanza, corre, sboccia, oggi si tinge d’autunno, regala nuovi frutti. Respira.

Quella resilienza della terra che dovrà necessariamente provare a ricalcare l’uomo, traendone ispirazione per le sue battaglie dell’oggi.

Mica è semplice, tutt’altro. Eppure la storia di alcuni prodotti narra proprio di questo, della capacità di non arrendersi all’incedere degli eventi. La Vernaccia è uno di quei prodotti ‘eterni’, nonostante le crisi e quella malattia che distrusse – alla fine dell’Ottocento – i vigneti di tutta Europa.

Anche le piante, in fondo, conducono ogni giorno la battaglia contro un ‘virus’. In quel caso fu la fillossera, il ‘baco’, l’insetto che segnò la morte della Vernaccia, poi tornata a crescere con nuova linfa nella “terra marina” di San Gimignano.

Ne parlo con Letizia Cesani, imprenditrice, produttrice di Vernaccia. Le chiedo come si rende un vino come questo ‘eterno’, un vino che ha conosciuto gloria e distruzione.

Essere fedeli a se stessi è l’unica strategia che paga  

“Siamo una comunità ed un prodotto in grado di resistere ad ogni crisi – mi dice. Ne parliamo oggi, in un anno così difficile, nel quale abbiamo affrontato la vendemmia più straordinaria che io ricordi.  Noi crediamo che essere fedeli a se stessi sia l’unica strategia che paghi”.

La natura qui a San Gimignano parla. Parla di tempo passato, di cambiamenti, cambi di rotta, trasformazioni ma anche del continuo filo rosso sul ‘chi siamo’. E dunque questo vino che storia racconta? Una storia dove prima di tutto mare e terra si incontrano.

LaVernaccia è un vino di terra che sa di mare e questo è qualcosa di unico, di prezioso  

“Si passeggia tra le vigne e si scopre che qualche milione di anni fa eravamo sott’acqua, eravamo mare – racconta Letizia Cesani e mi mostra grandi conchiglie polverose di terra. Quando degustiamo la nostra Vernaccia di San Gimignano spesso abbiamo uno strano sapore, quasi salato, quasi sapido. Se riusciamo ad invecchiarla nella maniera giusta possiamo avvertire questo profumo quasi di alga, di iodio che se non hai camminato in queste terre è di difficile comprensione perché la Vernaccia è un vino di terra che sa di mare e questo è qualcosa di unico, di prezioso”.

Un vino straordinario lo definisce Letizia, proprio come le donne.

“La Vernaccia attraverso le donne ha continuato a vivere fino ad oggi. E’ stata la prima doc italiana e il percorso di riconoscimento è stato avviato proprio da una produttrice dell’epoca, ricorda l’imprenditrice. E’ un vino per molti ma non per tutti, un vino che come molte di noi deve essere compreso ed è fatto di tante sfaccettature. C’è una Vernaccia giovane e fresca ma anche una Vernaccia Riserva elegante, più complessa, quindi un vino mai uguale, quindi femminile anche in questo”.

“Un vino mai uguale”, proprio come il paesaggio toscano. Letizia allunga il braccio nell’aria verso la collina di fronte alla sua azienda, a Pancole, una piccola frazione di San Gimignano.

Quando mettiamo a dimora un vigneto cambiamo l’aspetto di una collina per trent’anni

“Vedi – mi spiega – in qualunque altro posto del mondo guardando il panorama di una zona vitivinicola ti troveresti davanti un oceano di vigne, in Toscana non è così e questo è un grande valore. La concomitanza di più colture, l’olivo, l’albero da frutto, il seminativo, fa sì che ci sia in maniera spontanea, naturale biodiversità e questo è il miglior modo per tutelare il paesaggio e l’ambiente”.

E qui esce la consapevolezza dell’impatto che l’agricoltura ha sul territorio, una responsabilità sociale e ambientale,.

“Quando mettiamo a dimora un vigneto cambiamo l’aspetto di una collina per trent’anni – tiene a precisare l’imprenditrice. Non è solo una questione produttiva – puntualizza -, è un senso di responsabilità anche per le generazioni future. perché noi possiamo cambiare il corso delle acque, l’equilibrio idrogeologico di una località, semplicemente con una decisione produttiva. Ecco in Toscana queste decisioni hanno a che vedere con una sensibilità diversa”.

Una sensibilità che sta nel dna della Toscana ma anche in quello che la famiglia ha trasmesso a Letizia Cesani. La loro è una storia d’emigrazione, di attaccamento alla terra, di evoluzione, nel rispetto di quella natura che è diventata patrimonio di sussistenza, business, crescita professionale ma soprattutto umana.

“Tutto è iniziato con l’arrivo dei nonni paterni a San Gimignano che – negli anni Cinquanta- dalle Marche hanno iniziato qua la loro attività, in una piccola azienda agricola, producendo vino, olio, allevando bestiame, Poi fu mio padre che nel 1985 decise di specializzare la produzione e dare alla Cesani un indirizzo più vitivinicolo”.

Ho lavorato per anni una grande azienda poi ho deciso di seguire le mie radici e sono tornata a casa

“Io ho lavorato per alcuni anni, dopo la laurea in economia e commercio, per una grande impresa- ricorda Letizia – poi c’è stato un momento in cui bisognava fare una scelta. Quel momento ho deciso di mettermi in gioco nell’azienda dei nonni, provando a mettere in pratica quello che avevo imparato altrove. La scelta è stata quindi quella di seguire queste radici, questo cuore e quindi sono tornata a casa”.

La propria determinazione Letizia l’ha portata nella sua azienda, in quella campagna dove è cresciuta e dalla quale ha imparato lezioni e valori. Quelle vigne, quel vino che insegna anche come rialzarsi dai momenti difficili, proprio come quello che stiamo vivendo adesso.

Letizia Cesani si commuove per un attimo, oltre l’azzurro di quegli occhi determinati che tornano  un secondo dopo ad essere combattivi, coraggiosi, forti. La natura gli ha insegnato anche questo, a resistere.

 

 

 

 

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