Quest’anno Pitti Uomo sarà per molti un’occasione di rilancio per un settore che vive il riflesso di tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e misure protezionistiche, soprattutto da parte degli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco della moda maschile italiana. Alla Fortezza da Basso di Firenze, dal 13 al 16 gennaio, gli operatori faranno il punto per affrontare una fase di transizione complessa, tra nuove tendenze e strategie da mettere in campo nei nuovi mercati.
Secondo le stime dell’ufficio studi economici e statistici di Confindustria moda si è registrato nel 2025 un calo del 2,1% di fatturato per la moda maschile italiana, stimato in 11,2 miliardi di euro, ma soprattutto una riduzione delle esportazioni del 2%.
Export in calo, import in crescita
Con riferimento ai singoli micro-comparti esaminati, tutti risulterebbero coinvolti da dinamiche negative, ad eccezione dell’abbigliamento in pelle. Si registra, in particolare, un’inversione di tendenza per l’export: sono tornate a calare le vendite oltreconfine con un meno 2%, pari a circa 8,7 miliardi di euro. In crescita, invece, le importazioni del 2,8%, pari a circa 5,5 miliardi di euro. Nel dettaglio, da gennaio a settembre 2025, l’export è calato del 2,5% e l’import aumentato del 3,2%.
Nonostante la flessione, la vocazione internazionale del comparto resta elevata: l’export rappresenta oltre il 77% del fatturato totale. In particolare, per l’export il mercato europeo è ancora favorevole, con una crescita del 2,6%, mentre i paesi extra-Ue subiscono una contrazione del 6,9%. Anche sul fronte import le due macroaree si muovono in modo opposto: le importazioni dalla Ue risultano in calo del 4,4%, mentre quelle dal mercato extra-Ue registrano un incremento del 10,1%.
La Francia resta il principale paese di destinazione della moda uomo italiana, seguita da Germania, e Stati Uniti (in aumento del 4%). Più critica la situazione in Cina, che pur mantenendo la quarta posizione registra una contrazione del 16,7% . Tra i mercati emergono segnali positivi da Spagna, Paesi Bassi, Polonia ed Emirati Arabi Uniti, mentre continuano a mostrare debolezza Regno Unito, Svizzera e alcuni hub asiatici come Hong Kong e Corea del Sud .
Passando al mercato nazionale e ai dati relativi all’autunno-inverno 2024-25,è stato registrato un incremento pari al 1,7% del valore delle vendite. Dal punto di vista distributivo, si consolida la leadership delle catene e dei franchising, pur in lieve calo. Spicca invece il recupero del dettaglio tradizionale, che registra la crescita più sostenuta (+7,5%). Dopo la flessione dell’anno precedente, torna positivo anche l’e-commerce (+1,8%), confermando il suo ruolo strutturale nel sistema distributivo .