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© Marco Bonifacino

Ambiente /Lo studio

A Giannutri testato il primo metodo per contare gli insetti impollinatori, come le api

Lo studio degli atenei di Pisa e Firenze ha validato per la prima volta una metodologia efficace e non invasiva per contare questi piccoli animali, che stanno diminuendo in tutto il mondo

Un team delle Università di Pisa e Firenze ha testato e, per la prima volta, validato un metodo per contare gli insetti impollinatori, che sono piccoli, abbondanti e spesso rapidi, con l’obiettivo di sviluppare metodi accurati per monitorarne densità e abbondanza visto che a livello globale sono in progressiva diminuzione.

Il primo test sull’isola di Giannutri

Il protocollo è stato messo alla prova sull’isola di Giannutri e permette di effettuare campionamenti a vista lungo percorsi prestabiliti, contando il numero di insetti visti e stimando la loro distanza. Sull’isola toscana i ricercatori hanno studiato due popolazioni di impollinatori in forte declino, Anthophora dispar e Bombus terrestris, insieme alle api mellifere allevate (Apis mellifera).[/jmark] I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Insect Conservation and Diversity della Royal Entomological Society

“È un metodo promettente e non invasivo per stimare l’abbondanza degli animali – spiega Alessandro Cini, professore associato del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa autore dello studio – ma è stato usato soprattutto su specie di vertebrati di grandi dimensioni e ben visibili, e solo raramente su insetti piccoli come in questo caso. [mark]Le stime sono risultate affidabili, capaci di cogliere i reali andamenti stagionali, gli effetti del meteo e persino la struttura della vegetazione”.

I ricercatori in azione a Giannutri – © Marco Penco

Preservare la biodiversità con gli impollinatori

“Si parla da diversi anni del declino degli insetti e in particolare degli impollinatori, fino ad oggi però mancavano metodi validati capaci di stimare l’abbondanza assoluta delle popolazioni di insetti che non prevedessero la cattura e la marcatura di un gran numero di individui. Queste modalità, non necessariamente prive di rischi, spesso contrastano con le priorità della conservazione della biodiversità”, spiega Leonardo Dapporto, professore associato del dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e co-autore dello studio.

“Il punto di forza del nostro studio – aggiunge Claudia Bruschini, assegnista di ricerca presso il dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze – è stata la possibilità di validare il metodo sul campo. Conoscendo la reale consistenza numerica delle api da miele presenti sull’isola abbiamo dimostrato l’efficacia di questa tecnica anche per le specie selvatiche”.

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