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Addio a Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food e di Terra Madre

Si è spento all’età di 76 anni a Bra: dalla sua visione è nata anche l’Università di Pollenzo. Il cordoglio delle istituzioni toscane

Carlo Petrini - © Jennifer Olson

È morto ieri sera nella sua casa di Bra, nel Cuneese, Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, il movimento nato nel 1986 per promuovere il diritto al piacere e a un cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti. Dalla visione di Petrini, che aveva 76 anni, sono nati anche Terra Madre, rete internazionale fondata nel 2004, e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. È stato, inoltre, nel 2017 co-fondatore delle Comunità Laudato sì, ispirate all’enciclica di Papa Francesco.

“Chi semina utopia, raccoglie realtà, amava dire Carlo Petrini – ricorda Slow Food – che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia. La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi”.

Il cordoglio della presidente Saccardi

“Con Carlo Petrini se ne va una delle voci più autorevoli e visionarie del nostro tempo, capace di cambiare per sempre il modo in cui guardiamo al cibo, alla terra e alle comunità” ha detto la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi.

“La sua eredità – ha proseguito Saccardi – non appartiene soltanto al mondo dell’agroalimentare, ma a tutti coloro che credono in uno sviluppo più equilibrato, rispettoso dell’ambiente e della dignità delle persone. Da assessora regionale all’agroalimentare della Regione Toscana ho avuto modo di apprezzare la sua straordinaria capacità di unire visione e concretezza. Con Slow Food, Terra Madre e l’Università di Pollenzo ha trasformato idee coraggiose in esperienze vive, capaci di coinvolgere generazioni di giovani e territori in tutto il mondo. Perché Carlo non parlava soltanto di cibo, ma di dignità del lavoro, relazioni umane e futuro. E ha insegnato a tutti noi che la qualità non è un lusso, ma una forma di rispetto verso la terra e verso chi la coltiva ogni giorno”.

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