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L’Arno si racconta nelle opere di Ghezzi: le tele immerse nel fiume per due mesi diventano anche ricerca scientifica

I tessuti verrano trasformati dai sedimenti, dai microrganismi e dai materiali trasportati dalle correnti. Da novembre saranno poi protagonisti di una mostra realizzata in occasione del sessantesimo anniversario dell’Alluvione

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Tele immerse nelle acque dell’Arno, come atto di riconciliazione tra la città e il suo fiume. Sono le opere di Roberto Ghezzi, che ha dato vita a un percorso che unisce arte e ricerca scientifica e che culminerà, a novembre 2026, in una mostra diffusa realizzata in occasione del sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze.

“Arno – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume”, così si chiama il progetto, si basa sulle “naturografie”: un neologismo coniato dallo stesso artista che identifica una pratica sviluppata nel corso degli anni in cui il paesaggio diventa autore della propria rappresentazione. Sono come autoritratti, che costituiranno anche la base di una ricerca scientifica condotta dai ricercatori del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Università degli Studi di Firenze – Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Università degli Studi della Tuscia.

Due mesi di immersione per imprimere il fiume delle tele

La prima immersione è avvenuta a fine giugno sulle sponde del fiume all’altezza dei Canottieri Comunali di Firenze, sul Lungarno Ferrucci. Le tele sono composte da tessuti naturali in cotone e lino e trattate con imprimiture che rispettano l’ambiente. Resteranno immerse in Arno per due mesi e i sedimenti, i microrganismi e i materiali trasportati dalle correnti ne trasformeranno la superficie e i colori, dando origine, appunto, a delle naturografie.

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“Con il progetto “Arno” vorrei che fosse il fiume stesso a raccontarsi, restituendoci la propria memoria e identità –  spiega l’artista Roberto GhezziLà dove l’Arno ha portato distruzione, vorrei costruire un ponte di riconciliazione, affinché il ricordo di quel fango possa diventare un nuovo inizio, una rinnovata alleanza tra l’uomo e il fiume. Non mi aspetto un risultato estetico preciso dalle tele: la bellezza sta nella sua imprevedibilità».

Le tele verranno prelevate tra settembre e ottobre 2026, stabilizzate e preparate per la fase espositiva, senza alcun intervento pittorico successivo: ciò che emergerà dalle acque sarà il risultato diretto dell’interazione tra il fiume e i materiali. Saranno protagoniste di una mostra diffusa, in programma dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, che avrà come sede principale il Mad-Murate Art District.

Lo studio dell’Università e del Cnr

Le tele saranno protagoniste di uno studio scientifico dell’ecosistema fluviale. Dal prelievo di campioni di tessuto prenderà avvio, infatti, una fase di ricerca sviluppata insieme al Cnr-Consiglio Nazionale delle Ricerche, al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze e al Dipartimento di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia.

L’analisi dei sedimenti, delle microfibre e dei materiali depositati sulle tele consentirà ai ricercatori di approfondire le tracce lasciate dal fiume, offrendo nuovi elementi di conoscenza sul suo ecosistema e documentandone i processi attraverso immagini, materiali di ricerca e osservazioni al microscopio.

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