Abbiamo tutti in garage degli oggetti che usiamo raramente, oppure altri dimenticati in fondo all’armadio: dai libri di testo del liceo al trapano comprato per montare una mensola, fino a un vecchio ferro da stiro intasato di calcare. Negli ultimi anni, tuttavia, anche in Toscana sta prendendo forma una vera e propria rete del riuso che trasforma ciò che spesso consideriamo “ingombrante” o “scarto” in una risorsa preziosa per la comunità.
Scambio di libri scolastici
L’ultimo esempio in ordine di tempo arriva dall’Unione dei Comuni Valdichiana Senese che ha lanciato “Valdichiana Circolare“, una piattaforma digitale e gratuita pensata per far incontrare chi cerca e chi offre libri scolastici usati. L’iniziativa nasce, da un lato, per sollevare le famiglie dal peso del caro-scuola e, dall’altro, ridurre l’impatto ambientale legato alla stampa e allo smaltimento dei volumi.
Accanto al caso della Valdichiana Senese, spiccano altri progetti fondati sui principi dell’economia circolare e della sostenibilità.
Oggetti e stoviglie in prestito

Se il prestito dei volumi è da sempre la missione delle biblioteche, a Firenze il concetto si è consolidato con il modello della Biblioteca degli Oggetti. Funziona esattamente come per i romanzi o i saggi: invece di acquistare utensili di uso saltuario (come kit da campeggio, macchine fotografiche, strumenti per il giardinaggio o piccoli elettrodomestici), i cittadini possono chiederli in prestito per il tempo necessario, restituendoli una volta terminato l’utilizzo.
Le strutture coinvolte sono la BiblioteCaNova Isolotto, la Biblioteca Pietro Thouar, la Biblioteca Filippo Buonarroti e la saletta dell’Ufficio Sostenibilità.
Un altro servizio promosso dal Comune è la Stoviglioteca: piatti, bicchieri e posate in plastica dura lavabile sono messi a disposizione per feste di compleanno o eventi di quartiere, azzerando le tonnellate di stoviglie monouso che finirebbero nei cestini.
La seconda vita dei mobili (e non solo)
Nel territorio lucchese è attivo invece “Daccapo“, un sistema promosso da Caritas, dai Comuni di Lucca e Capannori (che è anche apripista della strategia Rifiuti Zero) e dai gestori dei servizi ambientali.
Attraverso i centri di raccolta, i cittadini possono consegnare mobili, elettrodomestici, biciclette, abiti (e non solo) ancora in buono stato. Gli oggetti vengono controllati, igienizzati o sistemati da artigiani e volontari, per poi essere messi a disposizione della collettività o riutilizzati per progetti di solidarietà sociale. Vengono organizzati anche laboratori di falegnameria, restauro, ricreo e riparazione di biciclette. Non solo viene recuperato il materiale che altrimenti andrebbe buttato ma viene insegnato alle persone inserite all’interno del progetto un nuovo mestiere.
Contro il modello “usa e getta”
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Oggi uno dei principali nemici dell’economia circolare è il consumismo. Quando, ad esempio, un piccolo elettrodomestico smette di funzionare, la risposta quasi automatica della società dei consumi è la sostituzione. A invertire questo paradigma ci pensano i Repair Café, posti fisici diffusi in tutta Italia (anche a Pisa) in cui le persone condividono le proprie conoscenze per aiutare gli altri nel riparare i prodotti: dispositivi, computer, smartphone, vestiti, macchine per cucire. Solitamente la loro organizzazione viene mossa su base volontaria da piccoli gruppi di residenti.
Allungare la vita agli oggetti è anche l’obiettivo dell’associazione Restarters Firenze. Portare un articolo rotto a uno dei loro “Restart Party” significa entrare in una sorta di officina di comunità dove tecnici esperti, appassionati e cittadini lavorano fianco a fianco attorno allo stesso tavolo.
Mobilità sostenibile
La filosofia del riuso anima una vera e propria rete di ciclofficine, ormai diffuse nei principali centri urbani e universitari della regione, da Firenze a Pisa, passando per Siena e Empoli. In questi spazi visti come scuole di mobilità sostenibile, vecchie biciclette dimenticate o abbandonate nelle rastrelliere vengono “salvate” dalla rottamazione. Le ciclofficine mettono a disposizione attrezzi e pezzi di ricambio recuperati, trasformando quello che per molti è solo “ferro” in mezzi di trasporto a zero emissioni.