Attualità/

Elezioni USA, intervista a Alessandro Sorani: “vincerà chi ha saputo comunicare meglio”

Alla vigilia della sfida politica che vede fronteggiarsi Donald Trump e Joe Biden siamo andati a intervistare l'esperto di leadership autore del libro “La comunicazione americana da Kennedy a Trump”

Donald Trump e Joe Biden

Mancano poche ore a una delle sfide politiche più importanti degli ultimi anni. Stiamo parlando delle 59esime elezioni presidenziali americane in cui si sfideranno il repubblicano Donald Trump e il democratico Joe Biden. Il 3 novembre infatti circa 220 milioni di americani sono chiamati a votare. Per capire meglio come si è svolta la campagna elettorale dei due presidenti e fare una valutazione sul possibile risultato siamo andati a intervistare Alessandro Vittorio Sorani formatore e consulente a livello nazionale sui temi del parlare in pubblico e della leadership e presidente di Confartigianato Imprese Firenze che ha da poco pubblicato  “La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump” (Mauro Pagliai, 2020). Nel libro Sorani analizza 60 anni di storia degli Stati Uniti attraverso 11 presidenti e altrettanti diversi modi di relazionarsi col pubblico e di comunicare. Dal primo dibattito politico in tv tra John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon nel 1960, fino all’ultima sfida tra i due candidati alla presidenza, pochi giorni fa che ha visto invece scontrarsi a suon di parole Donald Trump e Joe Biden.

Ecco la nostra intervista

Da Obama a Trump com’è cambiato il modo di comunicare dei presidenti degli Stati Uniti?

In comune i due hanno l’uso dei social e in particolare Twitter. E’ cambiato radicalmente il fatto che Obama ha sempre cercato di creare empatia con il pubblico, aveva uno stile empatico con cui cercava di allargare il proprio consenso. Al contrario Trump ha da sempre scelto una strategia aggressiva tesa alla demonizzazione dell’altro. Trump è un presidente che in comunicazione esclude: o con me o contro di me. Obama aveva uno stile inclusivo con cui cercava di portare tutti verso quelle che erano le sue idee.

Trump a noi europei appare come un personaggio un po’ sgradevole proprio per questo modo aggressivo che ha di porsi, niente a che vedere con Obama che sembra sempre il più “cool”, mi chiedo però se questa sia una percezione sono nostra, di noi non-americani

Obama è “cool” per quell’America che vive lungo le coste, socialmente e culturalmente ‘evoluta’ diciamo. Trump negli Stati Uniti è visto in maniera molto diversa rispetto a come lo vediamo noi. Per l’americano media quella che per noi è aggressività per lui è schiettezza, quella che per noi è sgradevolezza, per lui è forza. Negli Stati Uniti la percezione di Trump è molto diversa, sennò non avrebbe raggiunto quei risultati. Per noi una figura come Trump sarebbe improponibile al governo, per tanti americani invece è simbolo di una forza che si sono visti mancare, lui parla a un’America molto particolare. Il discorso con cui annunciò la sua candidatura alla Casa Bianca nel 2016 dipingeva un’America che nessuno di noi vedeva, parlava di terrore, di guerriglia per le strade, di terrorismo.

Trump usa molto Twitter, spesso in modo diretto, paradossalmente però Twitter stesso lo ha censurato in quanto esprimeva “fake news”

E’ paradossale ma è una delle cose sulle quali lui ha fatto leva. Trump ha ovviamente il suo staff di comunicazione, ma alcuni tweet li scrive lui. Diciamo che è il più grande “twittatore” della storia politica d’America. Trump ha sempre espresso questo sua voglia di comunicare in modo diretto con il popolo americano. Anche quando dice delle baggianate riesce comunque ad apparire empatico con il suo elettorato perchè rifiuta l’intermediazione dei media. Trump ha voluto sostituirsi ai mass media. Lui ‘bolla’ buona parte della stampa e della televisione come produttori di fake news. E’ l’unico presidente che ha avuto un rapporto conflittuale con la stampa, banna le persone dalle conferenze stampa, decide a chi vuole rispondere e attacca i giornalisti accusandoli di essere faziosi. L’uso smodato di twitter per lui è un elemento fondamentale di comunicazione, Trump però si assume sempre la responsabilità di quello che ha scritto a differenza di alcuni politici italiani.

Siamo a un passo dalle elezioni americane, come hanno gestito la campagna elettorale Trump e Biden? Lei che idea si è fatto su questi due sfidanti?

E’ stata una campagna in grande crescita per Biden che ha preso coraggio, ma non ha grandissime capacità comunicative. La prima riflessione che mi viene da fare è che i democratici in quattro anni non sono stati in grado di costruire un anti-Trump efficace, potevano trovare qualcuno anagraficamente più interessante. Biden è cresciuto nei dati e nei sondaggi, però come anche è successo per la Clinton lo ha sempre subito. Alla fine i grandi temi, le discussioni le ha sempre dettate Trump. Trump detta le regole, ha condotto la campagna al suo solito modo, ha fatto una campagna prevedibile ma coerente. Biden ha guadagnato un po’ di credibilità, però ricordiamoci che 4 anni fa siamo andati a dormire con la Clinton presidente e ci siamo svegliati che invece aveva vinto Trump, i sondaggi non ci avevano preso. L’idea di un Biden in ascesa è forse più una costruzione europea che americana.

Nel frattempo c’è stato anche il Covid che sembrava avesse cambiato un po’ le carte in tavola, ma credo non più di tanto alla fine

Anzi per il suo elettorato il modo in cui Trump ha gestito la pandemia ha alzato forse la sua credibilità. Io penso che chi vincerà influenzerà non solo la politica mondiale dei prossimi anni ma anche il modo in cui tutti gli altri stati reagiranno al Covid. Se vince Trump verrà sdoganata una certa ala negazionista.

Le faccio un ultima domanda il risultato di queste elezioni in questo momento potrebbe avere un peso politico anche in Italia?

Una vittoria di Trump potrebbe ritirare su delle velleità di accelerare il voto da parte dei populisti, ma non avendo vinto alle regionali la vedo molto più blanda come possibilità. 

La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump., Alessandro Vittorio Sorani
La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump., Alessandro Vittorio Sorani

Alessandro Vittorio Sorani, classe 1971, è uno dei più noti formatori e consulenti a livello nazionale sui temi del parlare in pubblico e della leadership. In oltre vent’anni di attività ha formato e affiancato politici, imprenditori, sportivi e sindacalisti. Ha insegnato Psicologia Sociale presso la Scuola di Medicina dell’Università di Firenze e collabora con la Scuola di Scienze Politiche della stessa università. È presidente di Confartigianato Imprese Firenze, vicepresidente di Polimoda e della Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali. Tra i libri pubblicati “Parola di leader. Conversazioni sul discorso carismatico” (Mauro Pagliai, 2008) e “La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump” (Mauro Pagliai, 2020).

I più popolari su intoscana