Un patrimonio agricolo, ambientale e culturale che unisce tradizione e innovazione nel cuore della Maremma toscana . La commissione regionale Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale della Toscana, guidata dalla presidente Brenda Barnini, ha visitato oggi la tenuta di Alberese di Ente Terre Regionali Toscane, in provincia di Grosseto, per conoscere da vicino una delle realtà agricole pubbliche più importanti della regione.
La visita ha toccato alcuni dei luoghi simbolo della tenuta: l’allevamento delle vacche maremmane, la nursery dedicata alla spocciatura dei vitelli, le attività dei butteri a cavallo, la storica selleria, la spiaggia di Marina di Alberese e la villa granducale. Ad accompagnare la delegazione è stato il direttore dell’Ente, Giovanni Sordi, che ha illustrato il lavoro svolto nella gestione di un territorio esteso per circa 3.500 ettari tra coltivazioni, pascoli, boschi e pinete.
Presente anche l’assessore regionale all’economia Leonardo Marras :“Questa è l’azienda biologica più grande della Toscana – ha detto – ed è pubblica, ha il pregio di mantenere l’allevamento della vacca e del cavallo maremmani e può essere un laboratorio a cielo aperto per l’agricoltura, deve diventare ancora di più il luogo dello sviluppo, della ricerca mantenendo vive le tradizioni”. Marras ha ricordato inoltre il progetto regionale per la nascita del centro di addestramento dedicato alla conduzione dell’allevamento a cavallo, destinato a diventare punto di riferimento per la valorizzazione del mestiere del buttero :“Abbiamo già presentato un testo di legge – ha detto – e qui ci verrà il centro di addestramento per la conduzione dell’allevamento a cavallo, il buttero è stato già riconosciuto da un decreto ministeriale nell’elenco dai mestieri da conservare e questa realtà sarà il punto di riferimento”.

La tenuta rappresenta uno dei principali esempi di allevamento brado tradizionale a monta buttera, elemento distintivo della cultura maremmana . Qui vengono allevate le razze bovina ed equina maremmana, entrambe autoctone della Toscana e tutelate nell’ambito delle politiche regionali per la conservazione della biodiversità agricola: “Un modello di produzione agroalimentare dove il legame con la storia e la cultura del territorio convive con innovazione, ricerca e sostenibilità ambientale” – ha detto Sordi che ha aggiunto: “La vacca maremmana gestita dai butteri a cavallo è il simbolo stesso della Maremma nel mondo, oltre che un esempio concreto di tutela delle razze autoctone e dei mestieri tradizionali”.”
I numeri raccontano la dimensione dell’attività: la mandria bovina comprende quasi 200 vacche nutrici, oltre a manze, tori e vitelli, mentre quella equina conta circa 50 capi tra fattrici, stalloni, puledri e cavalli utilizzati dai butteri. Un lavoro che continua a mantenere vivo un mestiere storico della Maremma, oggi riconosciuto anche come elemento identitario del territorio.
Nel corso della visita è stato affrontato anche il tema della carenza di personale. Sordi ha evidenziato come negli ultimi anni il numero degli operai si sia progressivamente ridotto, passando da 15 a 11 addetti, tra butteri e operatori del settore agricolo e dell’accoglienza.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al centro di Rispescia, sede di una delle sezioni della Banca regionale del Germoplasma, dove vengono condotte attività di ricerca, sperimentazione e innovazione in collaborazione con enti pubblici e privati.
A raccontare il lavoro quotidiano dei butteri è stata Donatella Ciofani, che ha illustrato le attività legate al controllo del bestiame, alla gestione dei pascoli e alla “spocciatura”, il momento in cui i vitelli vengono separati dalle madri per essere pesati e selezionati. La visita si è conclusa nella selleria storica della tenuta, dove sono conservati pezzi originali d’epoca legati alla tradizione maremmana.
“Una visita preziosa per tutti i componenti della commissione – ha detto la presidente Barnini – sul campo ci si rende conto di quanto la Regione investa su Ente terre, sul parco e sull’azienda agricola, la più grande biologica della Toscana.”
“Ci troveremo – ha aggiunto- già dalle prossime sedute ad affrontare provvedimenti elaborati dalla Giunta che riguardano anche la valorizzazione di questo centro. Questa visita ci darà modo di dare un contributo di merito per le future proposte di legge e ad esportare questo modello autentico legato alle tradizioni agricole della nostra regione, consapevoli che mai come in questo momento in agricoltura si sta facendo tanta innovazione. Occorre tenere sempre presente la tradizione ma anche la capacità di guardare al futuro”.
Oggi Ente Terre Regionali Toscane gestisce non solo la tenuta di Alberese, ma anche altre importanti realtà agricole pubbliche della regione, oltre a funzioni strategiche come la Banca della Terra, il sistema regionale per la tutela dell’agrobiodiversità e la gestione del patrimonio agricolo e forestale regionale.