È stato consegnato giovedì 21 maggio a Firenze il Premio Prezzolini 2026 a Ferruccio de Bortoli.
Questa è la tredicesima edizione del riconoscimento promosso dalla Fondazione Biblioteche Cassa Risparmio Firenze e dal Comune di Firenze, che celebra ogni anno una delle figure più autorevoli del giornalismo italiano contemporaneo.
Nato nel 1983 e intitolato a Giuseppe Prezzolini, il premio rende omaggio a personalità che si sono distinte nei campi della cultura, delle arti, delle scienze e dell’artigianato, nel segno della ricerca della verità e dell’impegno civile che caratterizzarono tutta l’opera di Prezzolini.
Due volte direttore del Corriere della Sera e già alla guida de Il Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli è considerato un punto di riferimento del giornalismo italiano per il rigore dell’analisi, l’equilibrio del linguaggio e l’attenzione ai temi civili e sociali.
Bisogna essere scomodi ed avere coraggio perché un’informazione troppo comoda, troppo accondiscendente, non serve a nulla
Editorialista, saggista e presidente di importanti istituzioni culturali e del terzo settore, nel corso della sua carriera ha saputo coniugare autorevolezza professionale e spirito critico, diventando una delle voci più ascoltate del dibattito pubblico nazionale.
“Il premio Prezzolini ricorda uno straordinario personaggio come Giuseppe Prezzolini, un giornalista e uno scrittore libero, scomodo e controcorrente. Bisogna essere scomodi ed avere coraggio perché un’informazione troppo comoda, troppo accondiscendente, non serve a nulla” ha dichiarato de Bortoli.
“In Italia – ha aggiunto – abbiamo il difetto di andare in soccorso al vincitore. E invece bisognerebbe sfidare subito il vincitore. L’informazione è un modo attraverso il quale si costringe una classe dirigente che detiene il potere economico-politico a rendicontare, ad essere trasparente nei confronti dell’opinione pubblica, nei confronti del pubblico in generale perché dove c’è trasparenza c’è rispetto dei diritti. Dove non c’è trasparenza e c’è opacità e invece c’è il sopruso, la violenza, la scarsa considerazione del merito”.