La Toscana si conferma al vertice dell’oleoturismo italiano, con il 29% delle preferenze espresse dai turisti nel “Secondo Rapporto sul turismo dell’olio 2025”, promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, a cura di Roberta Garibaldi.
Davanti a Puglia (28%), Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), la nostra regione incarna l’eccellenza di un patrimonio unico: paesaggi, cultivar e un’offerta esperienziale che coniuga tradizione, cultura e innovazione.
Il rapporto
Il report, che analizza il mercato domestico e quelli esteri di Germania, Francia, Austria e Svizzera, evidenzia come i turisti italiani privilegino visite guidate in frantoi e aziende olivicole (11%), degustazioni abbinate a prodotti locali (12%) e acquisti diretti (20%). Cresce però l’interesse per attività immersive: dalla raccolta delle olive (9%) agli itinerari tra ulivi secolari (8%), fino alle cene negli uliveti, desiderate dal 71% degli intervistati.
La visita a frantoi storici, ipogei o dimore storiche risulta particolarmente attrattiva per il pubblico italiano (65%), ma suscita interesse anche nei mercati tedesco e francese (55%), mentre appare meno centrale in Austria e in Svizzera (46%). Analogamente, l’approfondimento della storia, delle tradizioni e delle curiosità aziendali attraverso il contatto diretto con i produttori registra il valore più elevato in Italia (58%), a fronte di livelli più contenuti negli altri mercati (38–44%).
Le attività culturali e artistiche all’interno delle aziende olivicole mostrano un gradiente simile: l’interesse è più marcato nei mercati italiano (54%) e francese (42%), mentre è più contenuto tra i turisti tedeschi (41%), austriaci e svizzeri (38%).
L’oleoturismo come volano per le aree rurali

“Il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio conferma che l’oleoturismo non è una moda passeggera, ma una leva strategica per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle aree rurali – dichiara Michele Sonnessa. presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio -. L’olio Evo è più di un prodotto: è paesaggio, biodiversità, cultura viva e racconto delle comunità. Per trasformare l’interesse dei turisti in valore reale, serve un’ offerta strutturata e di qualità“.
“L’olio extravergine di oliva non è solo un prodotto alimentare: è cultura, paesaggio, identità e racconto dei territori. L’oleoturismo rappresenta oggi una leva strategica per la rigenerazione delle aree rurali e per il rafforzamento del legame tra comunità, visitatori e filiera produttiva” afferma Roberta Garibaldi a capo del team che ha svolto il lavoro di ricerca, allargando l’orizzonte geografico rispetto ai risultati del primo Rapporto (2023) che era stato focalizzato sul mercato domestico.
Crescita nazionale
Il boom dell’oleoturismo (+37,1% di partecipazione tra 2021 e 2024) posiziona la Toscana come motore di sviluppo rurale sostenibile. Il paesaggio olivicolo non è solo attrattiva turistica, ma leva contro lo spopolamento delle aree interne e per la tutela della biodiversità. La disponibilità a pagare per un tour con degustazione oscilla tra 20 e 40 euro (ideale per i mercati europei), con nicchie premium per gli americani fino a 100 euro.
Strategie per il futuro

Il rapporto traccia strategie chiare: educare sulle cultivar, segmentare l’offerta per prezzi e pubblici, comunicare con AI e social (Instagram ispira il 46% degli italiani). Questo significa trasformare uliveti in spazi di rigenerazione: destagionalizzazione dei flussi, filiere corte e valore aggiunto per olivicoltori. Un modello che unisce economia, identità e sostenibilità, rendendo l’olio EVO protagonista di un turismo responsabile.