Dalla campagna di Signa ai set cinematografici di Los Angeles, fino alle passerelle di alta moda. È questo il viaggio che ha intrapreso, nel corso degli anni, il cappello di paglia di Firenze, uno dei simboli del Made in Tuscany conosciuto a livello internazionale.
Chiamato storicamente Leghorn hat – nome dovuto al porto di Livorno da cui partiva per conquistare i mercati mondiali – il manufatto prende vita da una tradizione “contadina” poiché viene realizzato con il grano marzuolo. L’antica varietà agricola, rinata grazie a un progetto di recupero genetico, ci fornisce lo spunto per parlare di questo sapere artigianale, sinonimo di eleganza senza tempo.
L’intuizione di Domenico Michelacci
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Ma facciamo un passo indietro per conoscere la storia di questo prodotto. Tutto comincia nel 1714, anno in cui l’agronomo e imprenditore Domenico Michelacci ebbe l’idea di seminare a Signa il grano marzuolo non per ricavarne farina o pane, ma per ottenerne la paglia.
Coltivando il cereale in solchi poco profondi e con una semina fittissima, le spighe crescevano strette e minute, producendo steli lunghi, sottili, flessibili e dorati. Raccolti prima della maturazione completa e lavorati a mano con sapienti tecniche di intreccio, quegli steli diedero vita a una treccia di paglia mai vista prima per leggerezza e lucentezza. In breve tempo, Signa e i comuni limitrofi divennero il distretto mondiale della paglia. Dalle campagne fiorentine, le creazioni partivano verso i paesi di tutta Europa e d’Oltreoceano, vestendo la nobiltà e l’alta borghesia del Settecento e dell’Ottocento.
I segreti della lavorazione
Il cappello di paglia di Firenze nasce da un processo artigianale ben preciso. La selezione della materia prima richiede l’essiccazione dello stelo al sole e la sua sbiancatura naturale. Successivamente, le trecce composte da sette o tredici fili vengono lavorate a mano dalle celebri “trecciaiole“, figure storiche dell’artigianato toscano.
La fase di assemblaggio prevede la cucitura a spirale della treccia a partire dal centro della cupola fino ad arrivare alla tesa. La piegatura e la forma finale prendono vita grazie al vapore e all’uso di forme in legno o metallo, un passaggio delicato che richiede la maestria dei cappellai. Il risultato finale regala un copricapo leggero, traspirante, capace di riparare dal sole con raffinatezza, incarnando lo spirito della Dolce Vita.
Il cappello di paglia nel cinema

L’eleganza della paglia toscana ha conquistato anche il cinema. Julia Roberts indossa il cappello realizzato dalla ditta fiorentina Memar nell’intramontabile Pretty Woman. Kim Cattrall, nei panni di Samantha Jones di Sex and the City, mostra una spettacolare cloche in paglia ad ampie tese firmata Memar per Dolce & Gabbana.
Anche Cher ne Un tè con Mussolini di Franco Zeffirelli indossa le raffinate creazioni dello storico marchio Grevi di Signa. Allo stesso modo, Julian Sands in Camera con vista di James Ivory incarna il fascino d’epoca del turismo inglese a Firenze attraverso un classico copricapo in paglia.
I dettagli curati dalle botteghe toscane arricchiscono persino La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore, dove Geoffrey Rush e Sylvia Hoeks vestono modelli della ditta Marzi di Campi Bisenzio. Da Travolti da un insolito destino… con Mariangela Melato fino ai look iconici di Francis Ford Coppola e Harrison Ford, il copricapo Made in Tuscany recita da sempre la parte del co-protagonista sul grande schermo.
Il Museo della paglia

A custodire questo immenso patrimonio culturale e materiale è il Museo Civico della Paglia e dell’Intreccio “Domenico Michelacci” di Signa. Nato per preservare la memoria storica, l’esposizione raccoglie collezioni d’epoca, vecchi macchinari, forme in legno, campionari di trecce e una ricca documentazione fotografica.
Le sue sale raccontano la comunità signese, il lavoro certosino delle “trecciaiole” e l’evoluzione di un oggetto che ha fatto innamorare il mondo.
Il Consorzio Il Cappello di Firenze
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A tutela e valorizzazione di questa tradizione opera poi il Consorzio “Il Cappello di Firenze”, realtà che da poco ha celebrato i suoi primi 40 anni e che unisce le aziende del territorio.
Tra le iniziative promosse dall’ente, figura il concorso “Il cappello più bello per Corri La Vita”, appuntamento ormai consolidato che si tiene ogni anno all’Ippodromo del Visarno durante la storica corsa. Si tratta di un evento che intreccia moda e solidarietà, trasformando l’antica tradizione dell’intreccio in una vera e propria passerella contemporanea per sostenere la raccolta fondi a favore dei progetti dedicati alle donne colpite da tumore al seno.