Poggibonsi ha la sua casa di comunità, aperta ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, al civico 30 di via della Costituzione, a due passi dal parco fluviale.
A suo interno i cittadini potranno trovare i medici di medicina generale, un ambulatorio di cure primarie aperto notte e giorno, servizi di diagnostica di base e medici specialisti. I locali ospiteranno anche un ambulatorio infermieristico, il Punto unico di accesso e accoglienza a cui i cittadini potranno rivolgersi per qualsiasi esigenza socio-sanitaria o anche burocratica dal lunedì al venerdì. Non mancheranno il punto prelievi (aperto da lunedì al sabato), l’ambulatorio della salute mentale, il consultorio e il consultorio giovani, servizi amministrativi, Cup e psicologi.
Le case di comunità, come ha spiegato il presidente della Toscana, Eugenio Giani, “rivoluzioneranno il rapporto tra cittadini e sistema sanitario, creando nuovi punti di riferimento per trovare risposte ai propri bisogni di salute e di assistenza”. Entro la fine di giugno saranno settanta quelle aperte grazie ai fondi Pnrr, “ma complessivamente – aggiunge Giani – le case di comunità attive, finanziate anche con altre risorse, saranno molte di più, almeno tra centotrenta e centoquaranta quelle funzionanti entro la fine dell’anno: strutture che grazie alla presenza di specialistici e medici di medicina generale, infermieri, diagnostica di base e servizi sociali aiuteranno a ridurre le liste di attesa e a decongestionare i pronto soccorsi”.
L’edifico che ospita la casa di comunità di Poggibonsi si articola su quattro piani e si estende per circa 1500 metri quadri di superficie, di cui quasi ottocento destinati ai servizi. L’investimento è stato di oltre un milione e mezzo di euro, in gran parte provenienti da fondi Pnrr. L’Asl Toscana Sud Est ne ha aggiunti più di 200 mila per gli arredi e le tecnologie sanitarie e informatiche.
Casa delle comunità dunque come “luogo dell’integrazione socio sanitaria”, ha spiegato l’assessore alla sanità toscana, Monia Monni. “La nuova sanità territoriale che stiamo costruendo costituirà una trasformazione epocale che imporrà a tutti di cambiare mentalità: ai pazienti ma anche agli operatori e ai professionisti, che sempre più saranno chiamati a lavorare in equipe”. “Sicuramente è una sfida non facile di fronte ad un finanziamento statale inadeguato della sanità pubblica rispetto alla popolazione che invecchia e i bisogni che crescono, ma è una sfida necessaria”.