Dove un tempo si riparavano treni, oggi si forgiano competenze, arte e futuro. Ci sono luoghi, infatti, che continuano a raccontare la propria storia anche quando i treni smettono di passare. È il caso degli antichi spazi ferroviari della vecchia stazione di Pratovecchio Stia, nel cuore del Casentino, dove un’ex officina della storica linea Arezzo–Stia è tornata, a vivere grazie a un progetto di rigenerazione promosso dalla Regione Toscana che lo ha sostenuto con un investimento di 774.551,33 euro, a fronte di un costo complessivo di costo progetto: 960.000 euro.
Un intervento che unisce tradizione, valorizzazione dei borghi e formazione artigiana, trasformando uno stabile abbandonato in un nuovo centro dedicato alla Scuola di Forgiatura e all’arte fabbrile contemporanea.
La ferrovia che collegava il Casentino
La storia della linea ferroviaria Arezzo–Pratovecchio Stia inizia alla fine dell’Ottocento. Il 9 ottobre 1881 un consorzio costituito da 14 comuni del Casentino e dalla Provincia di Arezzo presentò domanda di concessione per costruire una linea ferroviaria tra Arezzo e Stia. Il progetto venne approvato con Regio Decreto il 29 aprile 1883.

La linea, lunga circa 44 chilometri, attraversava l’intera vallata toccando Arezzo, Capolona, Bibbiena, Poppi e Pratovecchio Stia. Per percorrerla interamente occorrevano quasi due ore.
Più che una semplice infrastruttura, la ferrovia rappresentò per decenni un collegamento vitale tra borghi, comunità e attività produttive del territorio. Le stazioni divennero luoghi di incontro e di scambio, mentre officine e depositi accompagnavano la vita quotidiana della vallata.
La guerra e la ricostruzione
La Seconda guerra mondiale segnò profondamente il destino della linea. Dopo il bombardamento della stazione di Arezzo del 2 dicembre 1943, durante la ritirata del 1944 le truppe tedesche distrussero gran parte del materiale rotabile e degli impianti ferroviari. Il 20 giugno 1944 la linea venne chiusa .
Negli anni successivi la ferrovia fu ricostruita e acquisita da “La Ferroviaria Italiana”. Il servizio riprese nel 1950, mentre nel 1954 arrivò anche l’elettrificazione della linea. Nel frattempo ci sono stati parecchi cambi di proprietà: oggi la linea è l’unica di proprietà della Regione Toscana, ed è gestita da TFT, Trasporto ferroviario Toscana.
Dall’officina dei treni alla Scuola di Forgiatura
Proprio uno degli edifici legati alla storica infrastruttura ferroviaria è oggi protagonista di una nuova trasformazione.

Grazie al bando regionale del 2019 dedicato alla valorizzazione delle ferrovie minori e dei borghi, Regione Toscana ha finanziato il recupero dell’ex officina ferroviaria della linea Arezzo–Pratovecchio Stia. Dove si forgiava il ferro, oggi si crea arte. Nella scuola di Forgiatura di Stia, infatti, si tengono corsi e laboratori che vanno dalla forgiatura alla pittura: “nelle sue fucine ardenti, gli allievi imparano l’arte antica della lavorazione del ferro, plasmando il metallo in sculture, gioielli e persino spade. Sotto la guida di maestri esperti, gli studenti acquisiscono le competenze tecniche e la creatività necessarie per dare vita alle proprie idee”.
La scuola di Forgiatura, dove ogni anno si tiene la Biennale d’arte fabbrile, che richiama artisti e visitatori da ogni parte del mondo, è un punto di riferimento internazionale per l’arte del ferro battuto. Tra installazioni, dimostrazioni dal vivo e opere monumentali, Stia diventa un laboratorio internazionale dedicato alla cultura del ferro.