Se qualche decennio fa avessimo chiesto alle persone quale fosse il simbolo della modernità e del progresso, la risposta sarebbe stata scontata: grattacieli e autostrade a perdita d’occhio. Per generazioni abbiamo associato la crescita economica alla capacità dell’uomo di addomesticare e coprire la natura.
Oggi, in piena crisi climatica, la nostra idea di futuro è cambiata radicalmente. Ci siamo resi conto che quel modello di sviluppo ha trasformato le nostre città in trappole di calore sempre più soggette ai nubifragi. L’innovazione, insomma, significa sempre più rompere il cemento e lasciare spazio al verde, all’aria pulita, alla biodiversità dietro casa.
Questa evoluzione culturale e scientifica ha un nome preciso: depaving. Una frontiera della rigenerazione urbana nata come movimento dal basso e diventata una strategia istituzionale che sta ridefinendo anche il volto della Toscana.
Che cos’è il depaving e il significato del nome
Il termine unisce il prefisso de- (rimozione) e la parola inglese pavement (pavimentazione stradale). In italiano si traduce come “de-impermeabilizzazione” e consiste nella rimozione di asfalto, cemento e pavimentazioni impermeabili superflue (parliamo di parcheggi sottoutilizzati, cortili abbandonati o barriere stradali) per sostituirli con terra, prati, alberi e giardini drenanti.
I vantaggi
Rimuovere il cemento e “rinaturalizzare” gli spazi urbani risponde a un’esigenza ambientale non più rimandabile e porta anche alcuni benefici, tra cui la mitigazione degli allagamenti. Sostituendo l’asfalto con terra e vegetazione, l’acqua piovana filtra nel suolo. Questo riduce il carico sulle fognature e i rischi di alluvioni durante i nubifragi.
Piante e alberi, poi, contrastano l’effetto “isola di calore” e possono contribuire ad abbassare le temperature anche di 3-4 gradi.
Creare delle oasi green è essenziale dal punto di vista della biodiversità poiché significa offrire nuovi rifugi per insetti impollinatori, uccelli e piccoli animali. Tutto ciò ha effetti positivi anche per il benessere psicologico e per la salute delle persone, visto che abitare a contatto con la natura migliora la qualità della vita e riduce lo stress.
I casi studio a livello internazionale
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Nato come movimento dal basso negli Stati Uniti (a Portland, nell’Oregon, l’organizzazione Depave ne ha fatto una missione comunitaria già dal 2008), il depaving è oggi una strategia strutturale adottata dalle più grandi metropoli del mondo, da Parigi a Seul. Ad Amsterdam, ad esempio, ha preso il via l’iniziativa “Tegelwippen” (letteralmente, “togliere le mattonelle”) con cui i cittadini sono incentivati a rimuovere le lastre di cemento dai giardini per fare spazio a verde e terra e contribuire alla riduzione dell’impermeabilizzazione.
Il progetto “Kiezblocks” di Berlino si concentra invece sulla creazione di quartieri a traffico limitato e sull’espansione delle aree verdi per ridurre l’asfalto nelle zone residenziali, promuovendo al contempo la mobilità ciclabile e pedonale. E anche in Belgio con il progetto “ontharden”, che interessa alcuni quartieri di Lovanio, sono state rimosse ampie aree asfaltate per creare zone verdi pedonali condivise da auto, ciclisti e pedoni.
L’esempio di Bagno a Ripoli
Come abbiamo visto il depaving è una pratica consolidata a livello internazionale e, sempre più spesso, viene adottata anche in Toscana. Il Comune di Bagno a Ripoli ha scelto di inserire il depaving all’interno delle proprie regole urbanistiche (le Norme Tecniche di Attuazione). D’ora in poi, sia i progetti pubblici che le grandi ristrutturazioni private avranno l’obbligo di ridurre le superfici asfaltate non necessarie.
Il cantiere simbolo di questa rivoluzione partirà dalla scuola media Redi a Ponte a Niccheri, dove verranno eliminati oltre 300 metri quadrati di asfalto del cortile per fare spazio a un’area alberata e drenante.
La transizione green di Firenze
A pochi chilometri di distanza, Firenze si muove sulla stessa lunghezza d’onda con IRIS, ovvero il Piano del Verde e degli Spazi Aperti del Comune. Si tratta dello strumento urbanistico che ridisegna la città mettendo al centro la resilienza climatica, l’incremento della biodiversità e la lotta alle isole di calore.
Il Piano evidenzia la necessità generale di recuperare ogni spazio disponibile per realizzare “infrastrutture verdi” e arricchire il tessuto urbano di elementi naturali. Piccoli e grandi interventi per portare in 5 anni 50.000 nuovi alberi e arbusti, 20 nuovi spazi verdi, 50 nuove aree gioco, 10.000 mq di superfici rese permeabili.
Segue la stessa missione il progetto LIFE-ESCAPOS (2023-2027), co-finanziato dalla Commissione Europea con oltre 2,5 milioni di euro. L’obiettivo (che vede il Comune come capofila insieme all’Università di Firenze) è trasformare i quartieri densamente urbanizzati in oasi d’ombra e permeabilità.
La sperimentazione nell’area Mercafir

A livello scientifico, tutto ciò viene confermato anche dal progetto d’avanguardia Mirificus (Monitoraggio degli interventi di riforestazione per l’isola di calore urbana tramite i satelliti), promosso dal Cnr in collaborazione con Ispra e con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.
I ricercatori hanno utilizzato i dati satellitari per analizzare il cosiddetto “DNA climatico” delle città, studiando come la densità dei palazzi e la qualità dei materiali costruttivi influenzino la distribuzione del calore. I dati raccolti hanno mostrato differenze termiche evidenti tra le zone totalmente cementificate e le aree dotate di boschi urbani, con variazioni che in estate possono superare i 9°C.
Le simulazioni sono state condotte nell’area del mercato ortofrutticolo Mercafir in Piazza Artom a Firenze e hanno dimostrato l’efficacia millimetrica del depaving e della forestazione: sostituire l’asfalto con pavimentazioni a bassa ritenzione termica e piantare nuovi alberi determina un calo delle temperature superiore ai 4°C nelle ore centrali e più calde della giornata.
Le altre città toscane
Sulla scia di questi primi successi, altre località in Toscana stanno riflettendo sulle opportunità del depaving e della forestazione, adottandoli come strategie per ridisegnare il territorio. A Livorno, ad esempio, la rimozione dell’asfalto superfluo è già realtà in alcuni progetti di riqualificazione dei quartieri e dei parcheggi pubblici per decongestionare le reti fognarie dai nubifragi costieri. Pistoia, d’altra parte, sta sfruttando la sua vocazione di “capitale del verde” per progettare la sostituzione del cemento con suoli drenanti. Anche altre realtà, da Pisa a Lucca, stanno ripensando piazze, parchi e spartitraffico in chiave permeabile, unendo la piantumazione di nuovi alberi e piante alla nascita di oasi urbane capaci di rinfrescare i centri abitati.
Una legge regionale sulla rigenerazione verde

Anche la Regione Toscana ha deciso di scendere in campo in modo strutturato: il presidente Eugenio Giani ha infatti annunciato la presentazione di una legge regionale sulla rigenerazione verde, una proposta che approderà in giunta nelle prossime settimane per poi passare al vaglio del Consiglio regionale.
La nuova legge ha l’obiettivo di strutturare e finanziare in modo sistematico ciò che città come Bagno a Ripoli e Firenze stanno già sperimentando. “Dopo le leggi di successo su parcheggi, impianti sportivi e rigenerazione urbana – ha spiegato Giani – si aggiungerà la legge per sviluppare politiche di rigenerazione con il verde nelle aree urbane, al fine di sostenere la realizzazione di parchi e giardini al posto di aree che con l’asfalto e la pietra si surriscaldano”.
La norma istituirà un premio annuale dedicato al progetto più funzionale alla rigenerazione verde e ai criteri della Green City, una competizione virtuosa che coinvolgerà sia i grandi capoluoghi che i piccoli borghi della regione.